Ricominare sempre, ogni giorno, con fiducia e speranza.
Toba si alzò dal letto e disse a Sara: sorella, alzati…lei si alzò Tb 8.4.
In questo tempo liturgico di Avvento vogliamo condividere con voi alcune riflessioni sul senso della fiducia, del coraggio, della speranza e del dinamismo, a partire dal verbo “Alzati”, che è il verbo della resurrezione e che rinvia alla postura esistenziale dei risorti, di coloro che non disperano ma si mettono in cammino, ricominciano, non rinunciano a vivere, ma riconoscono nella vita stessa l’appello divino ad alzarsi e nella vita c’è un oltre il visibile.
1. Alzati : il verbo della coppia per perseverare nella speranza Come attesta il brano citato dal libro di Tobia il verbo Alzati è proprio della coppia ma è anche un verbo che sintetizza bene la parola che continuamente lo Sposo rivolge alla sua Chiesa sposa ogni qualvolta le dona il suo Spirito. Ed è anche il messaggio centrale del Vangelo « Talità kum che significa: fanciulla , io ti dico alzati! E subito la fanciulla si alzò e camminava» (Mc 5,41). Molte volte nei Vangeli risuona il verbo Alzati che Gesù rivolgeva alle persone che incontrava per risollevarle dallo stato di peccato, schiavitù, sofferenza, emarginazione, paralisi in cui si trovavano.
Alzati è anche il verbo dell’attesa come afferma l’evangelista Luca, a proposito degli ultimi tempi « Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina » (Lc 21,28)
Non sempre siamo capaci di alzarci e per farlo abbiamo bisogno della parola dell’altro, come nel caso di Sara, moglie di Tobia, o come ricorda il saggio Qoeleth « Meglio essere in due che uno solo, perché otterranno migliore compenso per la loro fatica. Infatti, se cadono, l’uno rialza l’altro. Guai invece chi è solo: se cade , non ha nessuno che lo rialzi» ( Qo 4,9-10). L’amore non è e non può rimanere indifferente davanti alla caduta della persona amata.
Cadiamo ogni qualvolta ci lasciamo prendere dalla disperazione per non aver raggiunto un determinato ideale nella vita di coppia o personale e non riusciamo a ripartire dal dato di realtà. Cadiamo quando siamo presi dalla monotonia, dalla noia di una vita di coppia che sembra accadere dentro schemi precostituiti, dove tutto è sempre uguale, tutto è dato per scontato, i gesti d’amore sono sempre più rari perché ci siamo abituati e non ci preoccupiamo di curare e coltivare l’amore con gesti frequenti di cura e attenzione.
L’amore è come una pianticella da curare, esporre al sole, innaffiare…non si può abbandonare a se stessa. L’amore non è un fatto scontato che agisce per moto proprio, ma è una realtà vivente, dinamiche che necessità di cure, attenzione, gesti, parole, sguardi, tenerezza…
Ma proprio perché non siamo soli possiamo dunque aver fiducia della parola, dello sguardo, dell’attenzione del nostro partner. Ogni parola d’amore è un invito a rialzarsi « Ora l’amato mi prende a dirmi: alzati amica mia, mia bella, e vieni presto !» L’amore si fa attesa “ vieni presto”. L’attesa alimenta il desiderio dell’amato e dell’amata. Attesa e desiderio sono due condizioni importanti per vivere la dinamicità dell’amore. Sono attitudini di speranza e di rispetto dei tempi e dei momenti dell’altro.
La relazione d’amore non si costruisce sulla pretesa che l’altro deve soddisfare i nostri bisogni e le nostre aspettative secondo tempi e modalità che decidiamo noi, ma vive di attesa dei tempi dell’altro, di accoglienza senza forzare nulla. Il desiderio si alimenta di mancanza. Desidera chi riconosce una mancanza, un vuoto. L’amore non è compensativo o riempitivo dei nostri vuoti interiori. L’amore è desiderio della persona amata che in quanto tale è sempre da conquistare, sedurre continuamente. Il desiderio dell’amata è un continuo ri-innamoramento perché alimenta l’amore, la gioia dell’incontro, di stare insieme. L’ordinario diventa speciale.
Siamo invitati ad alzarci e a lasciare le nostre situazioni di sicurezza, come Abramo che esce dalla sua terra e va verso una terra sconosciuta. Alzarci significa anche staccarci da ciò che ci blocca e ci costringe a rimanere dentro il cerchio chiuso delle nostre cose senza richiare l’incontro con gli altri. Alzarsi non è un fatto spontaneo né tanto meno magico ma necessario per cambiare postura e cominciare a vedere le cose in maniera completamente diversa: «Alza gli occhi e , del luogo dove tu stati, spingi lo sgaurdo verso il settentrione…Alzati , percorri la terra in lungo e in largo…»( Gn 13,14 ss): Anche Maria, la madre di Gesù, dopo aver ascoltato la parola si Alza e si mette in viaggio, in cammino. Alzarsi è come dire Eccomi, è risposta alla chiamata a ricominciare a sperare nuovamente, ad andare oltre i blocchi esistenziali per inoltrarci verso nuovi sentieri illuminati dalla fiducia, dalla speranza.
Decidere di alzarci e di camminare ci porta a casa nostra «alzati, prendi la tua barella e và a casa tua» ( Mc 2,12). La casa è lo spazio dell’intimità, della relazione, dell’amore, della cura, della custodia, della vita, della liberazione. Certo, le nostre case possono diventare anche luoghi di morte, ma questo dipende dal fatto che non ci rialziamo e rimaniamo paralizzati nei nostri deliri di onnipotenza. Il paralitico guarito è invitato da Gesù ad alzarsi, a non lasciarsi più trascinare dagli eventi, a non lasciare che la sua vita sia determinata da altri, ma a prenderla in mano consapevolmente e tornare a casa, tra i suoi familiare. Tornare non più da paralitico ma da uomo guarito, che sta in piedi davanti alla vita, che sa attraversarla con pazienza, fiducia e speranza.
La casa è il luogo delle relazioni, ma anche uno stile da acquisire. Possiamo stare in casa ma non essere di casa e sentirci estranei, non accolti, non riconosciuti. Possiamo avere una casa ma non essere casa cioè disposti a fare spazio agli altri nella nostra vita. Questo riguarda anche la vita di coppia non si tratta, infatti, soltanto di stare insieme nella stessa casa ma di essere, diventare casa l’uno per l’altra. Questo accade quando siamo disposti ad alzarci dalle macerie dei nostri rinsentimenti, delle nostre ragioni, delle nostre posizioni, delle nostre ferite e ci mettiamo in cammino per andare incontro al nostro partner con desiderio nuovo.
Torniamo a casa da uomini e donne nuove. Alzarsi significa riconoscersi amati a prescindere da meriti. Quando Gesù diceva Alzati ai paralitici a chi era bloccato nella propria posizione sociale come Levi al banco delle imposte, trasmetteva l’amore di Dio. L’amore è la forza che ci rimette in piedi verso un intinerario nuovo, non nel senso che facciamo cose nuove ma perché siamo nuovi dentro, nel modo di relazionarci con gli altri. Facciamo le stesse cose in modo nuovo. La speranza ci apre al “nuovo nello stesso”. Non si tratta di cambiare partner quando non ci sentiamo più attratti, ma di relazionarsi in maniera nuova con lo stesso partner. Per fare questo bisogna riconoscersi amati, bisogna intesificare la terapia dell’amore.
Ci Alziamo e ci mettiamo in cammino perché siamo “abitati d’infinito” in quanto creati da Dio; siamo “esseri della trascendenza, aperti sempre a qualcosa che si supera” , per cui ogni traguardo raggiunto è una tappa provvisoria. Questa sana inquietudine ci mette in movimento anche nella relazione d’amore, perché rinvigorisce il senso della ricerca dell’altro, senza mai pretendere di conoscere la persona amata.
2. Respirare con speranza per amare non solo quello che ci appare. Sposarsi non significa aver raggiunta la tappa del nostro cammino ma prepararci al viaggio vero e proprio. Sposarsi è il trampolino di lancio verso un percorso tutto da scorprire insieme nel segno della speranza. Infatti, non si può vivere senza speranza, senza avere uno scopo, una meta. Lo scopo del matrimonio è diventare una sola cosa senza smettere mai di essere due persone differenti in un cammino quotidiano senza fine, rigenerato dall’amore di Dio. Lo scopo è diventare nella relazione e attraverso la relazione pienamente se stessi vivendo una comunione profonda tra coniugi.
Vivere senza speranza corrisponde a non vivere. Non a caso il Card. Martini affermava che il peccato contro lo Spirito Santo è disperare, cioè non credere più alla possibilità del perdono, del cambiamento.
Sperare1 non è essere ottimisti ma sapere che la nostra vita di coppia, la nostra esistenza è già posta sopra una promessa che Dio realizzerà. A partire dalla Pasqua di Cristo il “futuro ci viene incontro” liberandoci da ogni seme di morte, di divisione, decostruzione, disarmonia, per rimetterci in piedi affinché possiamo procedere verso il futuro che ci viene incontro. Questo è il senso dell’Avvento: andare incontro al futuro che ci viene incontro. Alzati è il verbo che ci apre al futuro, ci dona futuro e non ci rende schiavi del passato o chiusi nel presente, ma aperti a un futuro che per i cristiani è il Cristo Risorto. Questo vale in maniera particolare nella relazione di coppia: alimentare il futuro, alimentare lo scopo dell’amore che ci unisce e così superare gli ostacoli nel cammino, tenendo desta l’attenzione verso il futuro, verso le promesse che Dio realizza per noi, con noi e in noi.
Il futuro illumina il nostro oggi. Il Risorto illumina il nostro quotidiano. IL Risorto è il futuro che ci viene incontro mentre noi cammino verso di Lui. Cristo è la nostra speranza. Noi attendiamo ciò che è già compiuto, già donato, già realizzato da Cristo. Non camminiamo verso un futuro che ci auguriamo si realizzi ma verso una promessa che già si è realizzata.
E’ opportuno ricordare che c’è una speranza negativa che fa dell’attesa un atto di evasione dalla realtà, dal frangente storico in cui ci troviamo. Una speranza illusoria a “vantaggio di un futuro roseo e consolatorio”. La vera speranza non è evasione ma adesione creativa e dinamica alla realtà, è risposta agli appelli della vita che ci raggiungono attraverso gli incontri, le situazioni contingenti. La vera speranza rafforza l’amore di coppia, lo rende reale, concreto e non illusorio o consolatorio. La speranza autentica «non esime dalla fatica del presente, ma si nutre di esso, come anche di passato, e nutre il presente, aiutandolo a viverlo in pienezza, a vivere l’attimo, poiché sa vedere nell’istante presente almento un riflesso di quella potenzialità spesso insperata e comunque imprevedibile che esso contiene»2
Non basta sperare occorre organizzare la speranza ( don Tonino Bello). La speranza non è un’idea ma è quella promessa del futuro che ci viene incontro con Gesù, ma quando questo accade siamo invitati a cambiare sguardo, mentalità, per manifestare già in questa terra il futuro promesso che ci viene incontro. Due persone che si amano nel Signore sono chiamati a una continua conversione spinti dalla speranza per immaginare la vita secondo la logica di Dio. La speranza rende fecondo l’amore di coppia perché alimenta una immaginazione nuova che scaturisce dall’esperienza dell’amore di Dio e ci permette di superare i nostri desideri “rimpiccioliti, le nostre visioni sfocate, i nostri condizionamenti…i nostri ritimi accelerati” e di conseguenza ci permette di pensare la nostra vita in grande come fa il Vangelo.
« Solo chi spera è capace di amare; non necessariamente chi spera in un essere superiore, ma chi ha la capacità di guardare oltre il visibile, anche oltre colui che si ama, per vederne un’immagine diversa da quella che gli appare, così che l’amato non amerà solo ciò che appare ai suoi occhi, ma anche ciò che in lui potrà fiorire. Tale tensione…potrà rende possibile un amore perseverante che sa custodire l’amato anche nei momenti in cui non appare amabile»3
L’augurio che facciamo a voi cari lettrici e lettori, è quello di Alzarvi con rinnovata fiducia e di camminare insieme come coppia, come famiglia insieme ad altre famiglie, come chiesa, all’interno della società, tenendo alta la luce dell’amore che risplende in questo mondo, immaginando una vita in grande.
Concludiamo con un piccolo esecizio quotidiano di don Angelo Casati4 che può risultare al quanto utile per vivere sempre meglio il tempo dell’attesa:
«Ogni giorno, giunti a sera, chiedersi se ciò che abbiamo fatto ha un futuro. Non hanno certo un futuro le nostre grettezze, le nostre ambizioni, le nostre durezze, le nostre menzogne, le nostre ipocrisie, le nostre avidità, le nostre superficialità, i nostri arbitri.
Ha un futuro ciò che conforta la speranza, ciòche fa trasalire il cuore, ciò che avvicina a Dio , alla verità, alla giustizia, ciò che ci rende interiormente liberi e trasparenti, ciò che apre gli occhi e il cuore, cil che dilata la visione.»
Buone feste!
1Per una approfondimento sul tema consigliamo la Grande Catechesi Giubilare a cura di don Francesco Consentino sul tema della speranza, sul canale youtube
2S.CHIALA’, Perdono e Speranza. Risanare il tempo. Edizione Morcelliana, Brescia, 2016, p. 54
3Ibidem p. 57
4Tratto dal libro già citato Perdono e Speranza. Risanare il tempo, p. 57
