Anche quest’anno, durante la Quaresima, la nostra comunità di Seminario ha avuto l’opportunità di vivere gesti concreti di carità. Infatti, durante i martedì di Quaresima, abbiamo avuto l’opportunità di accompagnare don Fabrizio Subba e Fra Claudio Viticchiè nel servizio di cappellania presso il Policlinico Paolo Giaccone di Palermo.
È stata un’esperienza profonda in cui abbiamo incontrato nella sofferenza dei tanti ammalati il volto di Cristo. Ma soprattutto abbiamo compreso che l’incontro con l’ammalato e i loro cari implica delicatezza, ascolto profondo, massima attenzione, un approccio umile e gesti eloquenti. Infatti, in pastorale della salute i gesti e i modi di porsi contano molto, ma la regola madre è quella del “saper stare”. A tal proposito Papa Francesco ricorda che “il tempo passato accanto al malato è un tempo santo. E’ lode a Dio che ci conferma all’immagine di suo Figlio il quale «non è venuto per farsi servire ma per servire» (Mt 20,28)” (XXIII Giornata mondiale del malato – 2015).
Inoltre l’esperienza di pastorale della salute vissuta presso il Policlinico Universitario è stata una occasione di grande confronto con altri giovani che si preparano ad essere medici e infermieri specializzati. Anche loro come noi coltivano una vocazione, nello specifico della cura sanitaria.
Un altra cosa bella che abbiamo sperimentato durante le mattinate in corsia, è stata quella di poter accompagnare e pregare con persone che professano una fede diversa da quella cattolica, ma tutti accomunati comunque dalla consapevolezza del proprio limite e dal riconoscersi bisognosi di una vicinanza, perché nel cammino non si può fare strada da soli.
Credo che la pastorale della salute diventi fondamentale nel percorso di formazione e poi nel ministero, per imparare sempre più ad accogliere la fragilità come occasione e rendere ragione della Speranza che ci è stata donata (cf. 1Pt 3,15). L’ammalato diventa allora veramente quella pecora sulle spalle del pastore. E se da da una parte il pastore riceve il peso dei tanti interrogativi che albergano nel cuore della pecora, al contempo il pastore è scaldato dalla pecora stessa. Ed ecco che nell’esperienza di accompagnamento spirituale più che donare, si riceve.



