Di seguito la Sintesi della seconda meditazione (3 aprile) predicata da Sebastiano Fascetta
Ad Aidone, si concludono venerdì 4 aprile gli Esercizi Spirituali cittadini in preparazione alla Pasqua. Quest’anno per la seconda volta la comunità ecclesiale di Aidone ha potuto ascoltare Sebastiano Fascetta, che nella tre giorni di predicazione ha trattato il tema “Appartenere a Cristo per essere Chiesa”. Da diversi anni le tre parrocchie del Vicariato di Aidone, in vista della Pasqua si ritrovano insieme in vista della Pasqua per vivere il tempo degli Esercizi Spirituali, attraverso il momento dell’Adorazione Eucaristica, il tempo delle confessioni e il tempo dell’ascolto.
LA SINTESI DELLA SECONDA MEDITAZIONE (3 aprile)
<Mentre stava a tavola in casa di lui, anche molti pubblicani e peccatori erano a tavola con Gesù e i suoi discepoli …Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori< ( Mc 2,15.17)
Nella seconda meditazione degli Esercizi Spirituali ad Aidone, mi sono soffermato sull’essere Chiesa, sul senso di appartenenza per una rinnovata consapevolezza dell’essere parte viva del Corpo di Cristo. Come afferma Papa Francesco ” i laici sono semplicemente l’immensa maggioranza del popolo di Dio. Al loro servizio c’è una minoranza: i ministri ordinati”( EG 102), pertanto, è determinante la consapevolezza di tutti i battezzati di essere Chiesa a pieno titolo, membra essenziali, “ pietre vive” (1 Pt 2,4) necessarie del Corpo ecclesiale, per non ridurre la comunità parrocchiale a mera:
– erogatrice di sacramenti,
– rassegnata comunità di superstiti nostalgici del tempo antico
– agenzia di culto,
– agenzia sociale,
– gruppo autoreferenziale di amici,
– centro anziani,
– ente pellegrinaggio,
– centro estivo ieri bambini (per chi vuole approfondire rinvio a un articolo di Sergio di Benedetto che parla di 7 crisi della parrocchia).
Richiamare al senso di appartenenza, non come un dovere da adempiere per dare visibilità numerica alla struttura ecclesiale bensì come una risposta alla grazia di Dio che ci chiama a essere e diventare fratelli e sorelle in Cristo Gesù, è quanto mai necessario, tenuto conto che oggi il senso di appartenenza alla Chiesa è molto labile, debole e, purtroppo, sempre più snobbato dai medesimi battezzati che sono sfiduciati nei riguardi della Chiesa.
Il rapporto CENSIS del 2024 rileva tale fenomeno : ” gli italiani praticano poco la chiesa, le funzioni, i riti, conoscono poco la Scrittura e la cultura cattolica in generale …la tradizione morale cattolica ha ormai perso i suoi connotati di ” legge di Dio” , per diventare semmai una serie di consigli sul buon vivere e sul fare del bene, da gestire in autonomia, individualmente…Vige,
cioè, una ” zona grigia” , il né bianco né nero…La zona grigia nella Chiesa di oggi, è quindi il risultato dell’ individualismo imperante, certo, ma anche di una Chiesa che fatica ad indicare un “oltre” , la Chiesa ha sempre aiutato la società italiana ad andare oltre, deve ritornare questa sua capacità, perché una Chiesa solo orizzontale non intercetta chi è ubriaco di individualismo, perché a costoro non basta sostituire l’ Io con un ” noi” , hanno bisogno di un oltre, hanno bisogno di andare oltre l’io…”
Questo rapporto del Censis è importante per capire in quale contesto ci muoviamo e per discernere cosa lo Spirito vuole dire alla Chiesa e come la Chiesa è chiamata a testimoniare l’ agire
salvifico di Dio oggi ( Ap 2,7).
Dopo questa premessa necessaria, abbiamo meditato su Mc 2,13-17 , la chiamata di Levi e il radunarsi a mensa di pubblicani e peccatori insieme con Gesù, per cogliere la dimensione ospitale
di Cristo come stile ecclesiale e luogo di rivelazione del volto misericordioso di Dio (Mt 9,13). La misericordia infatti è al cuore del Giubileo quale kairos per un diffuso riscatto dalla condizione di
schiavitù ( Lc 4,18-19).
La Chiesa è consapevole (quanto meno dovrebbe) di essere “casta e meritrice” e, purtuttavia, sempre con- vocata/ amata da Dio. Il termine greco ekklesia contiene il verbo kaleo
ovvero chiamare. Termine che deriva dall’ ebraico qahal ” assemblea” che rimanda al termine ebraico qol ovvero ” voce”.
La Chiesa è chiamata da Dio e nella misura in cui risponde, radunandosi nel nome di Gesù ( Mt 18,20) , è teofania della ” voce” di Dio che chiama/ ama tutti: ” non sono venuto per i giusti ma
per i peccatori ” ( Mc 2,17).
Essere consapevoli della nostra fragilità ci consente di lasciare spazio alla misericordia di Dio nel modo di vivere dentro e fuori lo spazio ecclesiale. Questo non è vittimismo spirituale ma umile consapevolezza del primato di Dio nella nostra vita. La Chiesa è luogo dove Dio è visibile ed esperibile attraverso le relazioni umane vissute in Cristo Gesù, nel segno del perdono reciproco,
della condivisione e solidarietà fraterna ( Mt 18,15-21).
Sentirsi amati per grazia da Dio (Ef 2,8) libera la Chiesa dalla presunzione di sentirsi giusta e detentrice della verità per essere, invece, sempre meglio e sempre più, comunità di discepoli alla
sequela di Gesù. La Chiesa è credibile se è in stato di conversione, se si fa compagnia di vita per gli uomini e donne in ricerca , condividendo e testimoniando l’ amore di Dio attraverso un evangelico stile comunitario.
La Chiesa è Corpo di Cristo formato da tanti corpi, volti tutti diversi che richiedono cura, attenzione, accoglienza e così poter esprimere la bellezza di stare insieme come fratelli e sorelle ( Sal 133); un segno particolare dell’amore di Dio per tutti. Un amore inclusivo e non esclusivo; non per inglobare tutti dentro la Chiesa ma per diffondere a tutti la salvezza, pur rimanendo sempre
e comunque ” piccolo gregge” ( Lc 12,32) , ” sale e lievito” del mondo ( Mt 5,13).
Interessante notare, a proposito di Mc 2,13-17, che i farisei e gli scribi di turno, che mormorano e giudicano Gesù perché è a mensa con pubblicani e peccatori, non rappresentano un’etnia religiosa ma un modo di rapportarsi a Dio che è presente anche dentro la Chiesa. Essi sono un’esplicitazione concreta di quello che Papa Francesco definisce neopelagianesimo” autoreferenziale e prometeico di coloro che in definitiva fanno affidamento unicamente sulle proprie forze e si sentono superiori agli altri perché osservano determinate norme o perché sono irremovibilmente fedeli ad un certo stile cattolico proprio del passato”( EG 94)..
Il neopelagianesimo deve convertirsi in stile cristiano dove vige l’ ospitalità, l’ accoglienza, lo sguardo non giudicante, non invidioso, del dialogo mite con tutti, per incarnare la tenerezza di Dio verso tutti.
Le parole di Paolo VI in Ecclesiam suam sono ancora profeticamente attuali: ” La Chiesa deve venire a dialogo con il mondo in cui si trova a vivere. La Chiesa si fa Parola, la Chiesa si fa messaggio, la Chiesa si fa colloquio…Carattere proprio del dialogo è la mitezza quella che Cristo ci propone di imparare da Lui stesso: imparate da me che sono mansueto e umile di cuore. Il dialogo non è orgoglioso, non è pungente, non è offensivo. La sua autorità è intrinseca po’ et la verità che espone, per la carità che diffonde, per l’ esempio che propone, non è comando, non è imposizione. È pacifico, evita i modi violenti, è paziente, è generoso”.
