Mazzarino. Dopo la partecipazione al Salone internazionale del libro di Torino della sua “Storia della Chiesa Immacolata di Mazzarino e della sua Confraternita”, il giovane scrittore Vincenzo Camilleri, già alla terza pubblicazione, continua l’opera di ricerca storica per la città di Mazzarino. Tutti ormai riconoscono l’eccezionale talento del giovane che, nel corso di un convegno, ha mostrato al pubblico attento dell’auditorium di Sant’Ignazio le tessere del mosaico che ha ricostruito scandagliando documenti antichi in lingua latina, inediti e ha coinvolto tutti in un tour virtuale all’interno della storia e della chiesa dell’Immacolata. “Parliamo di un testo assai significativo – ha detto il prof Gaetano Li Destri – la sola appendice così ricca denota la sua attenzione alle fonti in lingua latina che ci dicono come nel tempo una chiesa così modesta e contenuta possa aver avuto una storia così gloriosa”. Apprezzamenti da parte del sindaco Vincenzo Marino e della dirigente scolastica Adriana Quattrocchi. “Sappiamo tutti come Vincenzo sia una persona di somme qualità che si distingue nella ricerca di qualità sempre più alte – dichiara la dirigente scolastica – Oggi da studente universitario e soprattutto da studioso ne apprezziamo la pregevolezza scientifica e l’approccio metodologico votato alle fonti, da cui ricava avvenimenti, dinamiche e curiosità documentate e conformi alla realtà dei fatti. Come dice nella prefazione Andre Galizia, ogni informazione si distacca dal verosimile o dalle congetture”. “Vincenzo È un ragazzo straordinario, una macchina instancabile di ricerca che sa valorizzare la città e più la fa conoscere più ne stimola l’affezione e l’appartenenza. – aggiunge l’editore Salvatore Granata – Suggerisco un altro lavoro anche in un contesto nazionale”. Ma da dove nasce la passione per la storia? “E’ difficile spiegare l’origine di una passione. – afferma Vincenzo Camilleri – Ritengo che ognuno dovrebbe appassionarsi del proprio passato se si riconosce che è stato un passato interessante e affascinante. Perché non conoscerlo?Un popolo che non ha conoscenza storica brancola nel buio e invece la conoscenza può diventare una catarsi, un’occasione per sopraelevare l’uomo, non sentirsi superiore ma per portarlo ad una conoscenza effettiva dei meccanismi della sua cultura, di ciò che siamo stati e di ciò che saremo. Decifrare è la parte più bella di tutto il lavoro soprattutto quando trovi un documento, un manoscritto che pensavi perduto per sempre. Riunire i pezzi del mosaico, mettere in atto il tribunale della storia è oltre che una responsabilità una soddisfazione. L’atteggiamento più neutro e critico verso la ricostruzione storica si ottiene facendo trapelare la verità, il giudizio storico deve essere ponderato, la fonte va vagliata, va fatta parlare, va interrogata”. Andando alla chiesa dell’Immacolata l’autore del libro ci fa sapere che è datata tra 14° e 15° secolo, e nella storia, per vari motivi legati anche alla sua posizione urbanistica e allo spostamento dell’asse abitativo, la chiesa ha rivestito un ruolo importante per la comunità mazzarinese. Accanto alla chiesa esisteva anche un convento di padri riformati e nelle vicinanze un’altra chiesa Santa Sofia ormai demolita. L’autore ha parlato della prima denominazione riferita al culto della Madonna della Catena fino ad arrivare nel 17° secolo al titolo di Immacolata Concezione di cui parla la massima opera pittorica, la tela del Paladini sopra l’altare. L’autore porta all’attenzione del pubblico un raro documento, un atto notarile del 1630. Ed ecco una passeggiate nei secoli più floridi, dal ‘600 all’800 con il devoto Principe Giuseppe Branciforti che con atto del 1645 concede la franchigia. Durante il convegno altre informazioni sul periodo più buio che va dal 1920 al 1970 a causa di spese folli e debiti e poi uno sguardo ai personaggi, primo fra tutti al rettore più longevo, il sacerdote Rocco Bognanni (nato nel 1844) che nei suoi 47 anni di rettorato si distinse in quanto testimone effettivo del periodo della peste, quando prese in mano la grave situazione comunitaria fatta di malattia e miseria, dopo che alcuni sacerdoti sparirono fuggendo alle proprie responsabilità. Molti uomini delle istituzioni sfuggirono ai propri doveri e anche i canonici anziché curare i morbosi fuggivano verso le campagne. Uno spazio poi agli anni recenti con il ruolo della confraternita che proprio quest’anno festeggia 420 anni poiché l’antica costola, i fratelli della compagnia, era sorta nel 1604. In particolare si è soffermato, in questo dialogo con il prof. Li Destri, sul ruolo dei confrati oggi sia nella società che nelle tradizioni, citando in particolare la confraternita sorella dell’Addolorata e del patto relativo al passaggio della statua dell’Addolorata davanti la chiesa dell’Immacolata nel giorno del venerdì santo a mezzogiorno e a mezzanotte. “Ringrazio i confrati per il sostegno che mi hanno dato aprendomi le porte della chiesa. – ha concluso Camilleri – Mi auguro che questo testo possa essere conosciuto e letto per la conoscenza storica, perché sono venuto a conoscenza di una storia meravigliosa che vale la pena conoscere”.
Foto: tavolo dei relatori con l’autore in piedi
