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Dio ci affida i figli e ci rende padri e custodi di una figliolanza che necessita di essere accompagnata nella crescita

Vivere per gli altri vivendo per Cristo

Ancora una nuova ordinazione sacerdotale lo scorso 12 marzo in Cattedrale per la Diocesi, segno della “benedizione del Signore, – così come ha detto il vescovo mons. Gisana all’inizio della sua omelia – che ci visita con un’altra ordinazione, in un momento così difficile per la nostra comunità diocesana infondendo nei nostri cuori una grande speranza”.
È don Enrico Silvio Lentini, che attraverso l’imposizione delle mani e la preghiera di ordinazione è stato consacrato sacerdote. Un momento di grazia particolare per la Chiesa piazzese che nel giro di poche settimane ha avuto già con quella di don Enrico, tre nuovi sacerdoti, momento di grazia che continuerà con la prossima ordinazione sacerdotale il 26 marzo a Gela di don Francesco Spinello.
Don Enrico è il più giovane dei nuovi, sacerdoti, ha infatti 25 anni ed è originario di Piazza Armerina, il più piccolo di tre figli Giulia e Valerio, è stato battezzato nella parrocchia san Pietro di Piazza Armerina, ma è cresciuto nella parrocchia Santo Stefano dove si è formato accompagnato dal suo primo parroco don Antonino Rivoli e in seguito dall’attuale parroco don Dario Pavone. Nei suoi sogni vedeva la carriera di avvocato, ma dopo la maturità scientifica nel settembre del 2015 è entrato nel Seminario Diocesano frequentando i corsi teologici presso la Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia a Palermo dove nel settembre del 2020 ha conseguito il baccellierato e attualmente sta frequentando i corsi di Licenza in Liturgia presso il Pontificio Ateneo S. Anselmo di Roma.
Nell’omelia il Vescovo ha invitato a “confessare” la fiducia in Dio, la “cui potenza è attestata – anche – dall’ordinazione di don Enrico” e a porre attenzione alla sua Parola nel cui ascolto “il popolo riavverte il profumo dell’unzione battesimale con la stupefacente dichiarazione del Signore: «voi sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa» (Es 19,6), una stirpe eletta, «popolo particolare»”.
Mons. Gisana nella sua omelia ha sottolineato che il “compito principale di un presbitero è custodire il sacerdozio del suo popolo”, e che questi (il presbitero) deve essere consapevole della preziosità del dono del sacerdozio ministeriale, cercando “di essere più coerenti con la scelta di Dio, a partire dalla fedeltà alle promesse sacerdotali”.
Il Vescovo ha richiamato la motivazione della consacrazione dei presbiteri nel loro ministero che è “ordinato al servizio dei fedeli laici: un servizio prezioso che aiuta a connotare il ruolo che essi hanno nella Chiesa e nel mondo”, il sacerdozio comune è “ una specifica vocazione che i presbiteri devono alimentare, stimolare e talvolta anche correggere, affinché i fedeli laici colgano la bellezza della loro consacrazione battesimale”.
Continuando nell’omelia, mons. Gisana ha evidenziato l’importanza e la necessità che i presbiteri custodiscano e accompagnino i “fedeli laici – che – sono veramente parte di Dio e ancora di più lo sono i poveri: entrambi affidati alle cure pastorali dei presbiteri”.
“La nostra consacrazione, – ha continuato il Vescovo – agli occhi di Dio, ha un valore altissimo, perché egli ci affida i suoi stessi figli: ci rende padri e custodi di una figliolanza che necessita di essere accompagnata nella crescita” per cui don Rosario ha rimarcato l’importanza che il sacerdote si comprometta sottoponendosi a un processo di conversione “non si possono servire i fedeli laici, senza amarli, e non si possono amare, senza condividere le loro speranze, angosce, gioie e sofferenze: senza essere partecipi della loro stessa vita” assimilando il modo d’amare di Dio che si è rivelato in Cristo.
“Quello che più conta nell’esercizio del ministero – ha continuato don Rosario – è amare i suoi figli, «popolo particolare», vivendo per loro e sentendo per ciascuno una forte passione di tenerezza paterna” e per questo è necessario che il rapporto dei sacerdoti con il Signore sia “intriso di un amore che ci possiede”, vivendo “per gli altri, vivendo per Gesù, con l’impegno di partecipare e assimilarci alla sua morte, ovvero al superamento dell’autoreferenzialità che purtroppo sembra caratterizzare l’esercizio del nostro ministero”.
Il testo integrale dell’omelia del Vescovo su www.diocesipiazza.it



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