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MOTU PROPRIO

Un nuovo e antico ministero

Lo scorso 11 maggio è stato presentato da mons. Rino Fisichella, il Motu Proprio ‟Antiquum ministerium” di Papa Francesco. Papa Francesco osserva che essere catechisti è una vocazione, “pertanto viene stabilito e istituito che tale compito può essere affidato non per semplice volontarismo, ma solo a persone che ne mostrano la chiara vocazione i quali riceveranno un mandato ben preciso e questi saranno chiamati a svolgere un ministero vero e proprio”.
A molti tale istituzione può sembrare una novità di Papa Francesco, ma in realtà egli nel suo modo di procedere tende sempre a ritrovare la radice di quanto la Chiesa compie anche oggi.
Fin dalle origini, infatti, le prime comunità cristiane hanno sperimentato la presenza di uomini e donne dediti a svolgere alcuni servizi particolari. C’erano vescovi, presbiteri e diaconi, ma anche gli evangelisti, i profeti e i maestri. Si può affermare, pertanto – spiega Fisichella -, che la catechesi ha sempre accompagnato l’impegno evangelizzatore della Chiesa e si è resa ancora più necessaria quando era destinata a quanti si preparavano a ricevere i sacramenti. Oggi in una società che sempre più si va scristianizzando, l’evangelizzazione non può essere data per scontato, ma questa va ripensata e offerta a coloro che chiedono i sacramenti con più serietà, rigore senza scadere nell’atteggiamento di una pastorale sacramentalista che oscuri la formazione al pensiero credente.
Il Papa con questo Motu proprio promuove ulteriormente sia l’attuazione del Concilio Vaticano II, sia la valorizzazione del laicato investendo sulla formazione. In tal senso la nostra Chiesa locale può dire di essere sintonica con il Santo Padre, perché ha investito, ormai da due anni, le sue energie nel promuovere una scuola di formazione teologica aperta a tutti. Dice il Papa in Evangelii Gaudium: ‟Disponiamo di un numeroso laicato, benché non sufficiente, con un radicato senso comunitario e una grande fedeltà all’impegno della carità, della catechesi, della celebrazione della fede”. Ne consegue, ‟che ricevere un ministero laicale come quello di catechista imprime un’accentuazione maggiore all’impegno missionario tipico di ciascun battezzato che si deve svolgere comunque in forma pienamente secolare senza cadere in alcuna espressione di clericalizzazione”. Pertanto va precisato, cosi come traspare dal documento, che il ministero di catechista non può essere ridotto ad un impegno volontaristico, oppure di improvvisati narratori di dottrina pseudo cristiana moraleggiante, ma di persone vocate capaci di trasmettere la fede sia in chiave contenutistica che esistenziale. 
La novità a cui chiama il Papa è seria; egli chiama, ancora una volta, la Chiesa a vivere la dimensione discepolare perché ne consegua la testimonianza, ed è proprio quest’ultima fonte dell’annuncio. Tale passo decisivo afferma con chiarezza che non ci si improvvisa catechisti, perché l’impegno di trasmettere la fede, oltre alla conoscenza dei contenuti, richiede il prioritario incontro personale con il Signore. Chi svolge il ministero di catechista “sa che parla a nome della Chiesa e trasmette la fede della Chiesa”. Questa responsabilità non è delegabile, ma investe ognuno in prima persona. Questo servizio, comunque, dovrà essere vissuto in maniera ‘secolare’ senza cadere in forme di clericalismo, ma con tutta la ricchezza testimoniale che può e deve caratterizzare la persona catechista, la quale non può svolgere questo ministero senza l’inserimento pieno nella comunità credente.
In questo senso bisognerà fare un serio discernimento nel proporre ai fedeli di svolgere questo ministero, mi pare che con tale istituzione le Chiese particolari siano chiamate ad avere serietà e acume nell’affidare tale servizio; infatti per accedere al ministero di Catechista saranno necessari dei requisiti. Primo fra tutti, quello della dimensione vocazionale a servire la Chiesa, una più qualificata preparazione, una assidua presenza nella comunità nel dimostrare serio impegno nel volerla costruire. In altri termini il ministero del catechista nasce sia perché lo qualifichi sia perché ci si renda conto che è una precisa chiamata.
È bene che al ministero istituito di catechista siano chiamati uomini e donne di profonda fede e maturità̀ umana, che abbiano un’attiva partecipazione alla vita della comunità̀ cristiana, che siano capaci di accoglienza, generosità̀ e vita di comunione fraterna. È richiesto che siano fedeli collaboratori dei presbiteri e dei diaconi, disponibili a esercitare il ministero dove fosse necessario, e animati da vero entusiasmo apostolico. Il ministero del catechista si affianca, a quelli del lettorato e dell’accolitato, tutti e tre riservati ai laici, che recentemente il Papa ha aperto anche alle donne.
Tale regalo che Papa Francesco ha fatto alla Chiesa nel segno di un rinnovamento ci auguriamo che non sia sciupato, ma ci faccia capaci, con la voglia di lasciarci formare e rinnovare per vivere una svolta nuova. Cogliamo tutto l’afflato dello Spirito per interloquire con l’oggi senza annacquare le proprie radici, nella piena fedeltà al Vangelo. «Come nel dopo-Concilio la Chiesa italiana è stata pronta e capace nell’accogliere i segni e la sensibilità dei tempi – aggiunse il Pontefice –, così anche oggi è chiamata ad offrire una catechesi rinnovata, che ispiri ogni ambito della pastorale: carità, liturgia, famiglia, cultura, vita sociale, economia». È ormai tempo che la catechesi sia alta, nuova, esperienziale, data a piene mani come servizio alla Parola, dunque, come testimonianza dell’amore del Cristo vivente, come artigianato di fraternità, che trovi linfa vitale nella liturgia e nei sacramenti, per divenire vita cosi da portarla ovunque come novità di Cristo che salva il mondo.



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