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Spigolature storiche

Andando a spasso nel tempo lungo i solchi della nostra storia diocesana, dopo l’incursione nella Bolla di erezione della diocesi, facciamo un balzo in avanti di oltre 120 anni, sconfinando nel cuore del Novecento. Ma anche un balzo geografico, dalla città episcopale a Villarosa, vicariato più a nord, tra i più piccoli quanto a popolazione ma non meno fervoroso.
Il lettore perdoni il desiderio dello scrivente di voler indugiare un po’ sul proprio paese d’origine ma credo possa destare sorpresa che anche la piccola Villarosa abbia un “spazio” nello sterminato cumulo di carte dell’Archivio Apostolico Vaticano dove c’è posto per tutti i problemi della Chiesa, dai più grandi ai più piccoli, a partire dal principio agostiniano Roma locuta, quaestio soluta. Scopriamo grazie alla prezioso Inventario della Nunziatura Apostolica in Italia curato dal prof. Castaldo di cui ci siamo occupati nel settimanale diocesano del 17 gennaio scorso, alle pagg. 1056-1057, che nel 1945 la Nunziatura si occupò del fabbricato che per molti decenni fu sede di una comunità di religiose canossiane che tanto bene hanno seminato a Villarosa con il loro apostolato, sia nelle attività interne (oratorio-grest) sia nella collaborazione con le parrocchie, con il catechismo e l’animazione liturgica, religiose che purtroppo hanno lasciato il Paese per necessità interne alla Congregazione nel 2002.
Queste suore hanno vissuto per anni nella storica struttura appartenente alla sezione villarosana della Gioventù Italiana del Littorio. L’esperienza canossiana partì dalla richiesta di suor Antonietta Butera, nativa di Villarosa, che chiedeva la cessione del territorio e del fabbricato dell’ex colonia GIL per fondarvi un orfanotrofio. La pratica venne presentata al Nunzio perché la appoggiasse presso il Ministero dell’Interno e di ciò il Nunzio informa mons. Antonino Catarella, vescovo di Piazza Armerina dal 1942 al 1970. Il Vescovo di Piazza rispose al Nunzio di “conoscere la pratica della religiosa” e in modo particolare che: «le Autorità si sono mostrate favorevoli, perché tutti riconoscono che l’apertura di quell’orfanotrofio, affidato alle suore canossiane, sarà una Benedizione di Dio». Nella pratica si rinviene inoltre la raccomandazione della questione che il Nunzio fa all’avv. Raffaele Pio Petrilli del Ministero degli Interni. Ma nel fascicolo dedicato alla diocesi di Piazza, il n. 7 della busta 97, c’è posto anche per Butera, altro piccolo ma fervorosissimo vicariato della diocesi. Il bravissimo prof. Castaldo ci porta a conoscenza del fatto che nel 1947 mons. Domenico Tardini, all’epoca prosegretario di Stato per gli Affari Ecclesiastici Straordinari avvertiva il Nunzio che la Congregazione del Concilio aveva girato alla Segreteria di Stato copia di una lettera inviata da mons. Catarella riguardante “la difficile situazione che si è venuta a determinare tra il parroco della Chiesa Madre don Mario Scarlata (ricordato con venerazione, fu presente a Butera dal 1928 al 1964, anno della morte, ndr) e la locale amministrazione comunale socialcomunista della quale è sindaco Salvatore Giuliana”. Secondo l’Inventario, la pratica comprende una nota del Nunzio al segretario del Ministro degli Interni Scelba, un promemoria di don Scarlata e telegrammi dei cittadini di Butera al Nunzio. Echi di un’Italia divisa tra democristiani e comunisti che ha ispirato la sagace penna di Guareschi nel suo Don Camillo, tracce di storia appassionatamente vissuta.



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