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8X1000

Andrea continua a sognare il camice

Quando superò brillantemente le selezioni per accedere alla facoltà di Medicina dell’Università di Catania, Andrea (nome di fantasia, per motivi di privacy) divise la gioia del suo cuore con la consapevolezza di dovere iniziare un percorso non soltanto di studi, ma pure di sacrifici. Sapeva che l’aiuto della sua famiglia, mamma e papà entrambi con lavori saltuari ed in nero, richiedeva un ulteriore sforzo economico personale. Ci sono costi da sostenere non indifferenti per consentire ad un figlio di studiare. E tante volte neppure l’intervento della Regione e della stessa Università (borse di studio e contributi di varia natura) possono bastare: ci sono libri da comprare, abbonamenti dei mezzi da rinnovare, affitti e relative bollette da pagare perché trasferirsi nella sede universitaria è necessario per seguire le lezioni. Accade però che la pandemia metta a soqquadro l’ordinarietà stessa dei sacrifici: il lavoro che viene meno, la didattica a distanza forzata impone una certa organizzazione logistica (legata e all’utilizzo di un dispositivo e alla connessione internet mensile) che non può essere garantita perché a casa i soldi non ci sono e le bocche da sfamare sono tante. Così nonostante al primo anno accademico la lista degli esami da sostenere per diventare medico si sia accorciata, incassando risultati brillanti, Andrea si è trovato a scegliere. Rinunciare al camice per contribuire a sostenere la famiglia numerosa a cui lo Stato non riconosce neppure i sussidi, i cosiddetti ristori, perché del lavoro del capofamiglia non c’è traccia: zero contratti, zero contributi. Nulla. Storie di scelte tristi venute fuori grazie alla fede nella quale questa famiglia, così come tante altre del territorio della Diocesi di Piazza Armerina, si è rifugiata. Uno sfogo con il proprio parroco, con gli occhi velati di lacrime che, senza volerlo si trasforma in aiuto da parte della Chiesa. Scattano i colloqui con i centri di ascolto, quindi le verifiche ed infine l’intervento grazie ai fondi dell’8×1000 della Cei, stanziati per la pandemia attuale. “In questo caso specifico – racconta mons. Antonino Rivoli, Vicario generale della Diocesi Piazzese – abbiamo stanziato circa 5 mila euro per l’acquisto di un buon pc, per il pagamento di un abbonamento a internet con fibra, delle tasse universitarie e dei libri per consentire al giovane studente di continuare serenamente il suo percorso universitario in Medicina. Ma non è l’unico caso. I fondi dell’8×1000 Cei (circa 25.000 euro)sono stati dirottati per gli stessi o simili acquisti, destinati anche ad alunni delle scuole elementari che chiusi in casa durante la prima ondata, senza neppure il materiale scolastico di base, sarebbero stati scoraggiati dalla partecipazione delle lezioni a distanza. Siamo venuti a conoscenza di famiglie che non hanno avuto durante la pandemia la possibilità di comprare neppure un pacco di pennarelli o i quaderni per i figli. Ma anche libri e dispositivi per la connessione. Questo è stato il senso del nostro lavoro che abbiamo svolto nel massimo riserbo ed investendo la sostanziale cifra che la nostra Diocesi ha gestito”, conclude il Vicario. Una storia che è la somma di più storie, compendio di generosità, solidarietà e vicinanza concrete di Dio al suo popolo, che tra qualche anno – e ad Andrea lo auguriamo – avrà un medico in più, figlio di quanti credono nel valore delle donazioni dell’8×1000 alla Chiesa Cattolica.



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