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Scarcerazione di Brusca. Mons. Pennisi “Non si confonda pentito con convertito”

“Una cosa è la conversione cristiana, un’altra la collaborazione con la giustizia. Non bisogna fare confusione tra pentito e convertito”. Lo dice al Sir l’arcivescovo di Monreale, mons. Michele Pennisi, al lavoro nella commissione creata da Papa Francesco in Vaticano per la scomunica delle mafie, alla luce della scarcerazione di Giovanni Brusca. Non entrando nel merito della vicenda, anche perché “non si conoscono i sentimenti di Brusca”, il presule si pone “emotivamente dalla parte delle vittime che hanno bisogno di verità di giustizia”. “Conosco la scia di sangue e dolore che ha lasciato dietro di sè. Molti dei suoi delitti sono stati commessi nel territorio della mia diocesi”, ricorda mons. Pennisi. Nelle sue parole l’invito al collaboratore di giustizia a “fare penitenza per tutta la vita per gli atroci delitti commessi, riparare al male fatto, chiedere perdono ai familiari delle vittime e applicare la giustizia riparativa”.
“La questione centrale di fronte alla sua scarcerazione è profonda e non attiene solo alle norme del diritto. Riguarda la verità”. Parlando con il Sir, il presule aveva già ribadito che “purtroppo non è facile una vera conversione dei mafiosi che hanno fatto un giuramento pseudoreligioso di appartenenza a una struttura che di fatto è antagonista della Chiesa”. “Una vera conversione esige una giustizia riparativa – ha sottolineato -. La conversione dei mafiosi non può essere ridotta a un fatto intimistico ma deve avere una dimensione pubblica, essere seguita da una riparazione del male fatto, da una richiesta di perdono alle vittime e dall’abbandono della criminalità organizzata”.



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