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RUBRICA/2 "E quindi uscimmo a riveder le stelle"

Gli ostacoli nel cammino! La paura e la tentazione di guardare al passato

Accompagnando Dante nel suo cammino tra le vie oscure del primo regno dell’Inferno, ci renderemo conto che non basta desiderare di uscire per riveder le stelle¸ occorre camminare e superare ostacoli di ogni sorta, prime tra tutte la paura. Il poeta, appena giunto fuori dal bosco, inizia a intravedere il sole e il suo cuore si acquieta ma ecco che iniziano i veri problemi: tre animali terrificanti  – la lonza, il leone e la lupa – lo vogliono far ripiombare indietro facendolo scoraggiare. Non basta il desiderio, occorre ora trovare le motivazioni giuste per dare forza ai passi e alla lotta.

Le tre figure sono state interpretate dalla tradizione come simboli dei tre peccati che attanagliano maggiormente l’uomo: la lussuria, la superbia e la cupidigia. Il poeta inglese T. S. Eliot vede nei tre animali il simbolo dell’usura, della lussuria e del potere. C’è un vero e proprio attacco graduale contro Dante che lo fanno ripiombare indietro: se il poeta riesce a proseguire dopo l’attacco della lonza agile e scattante (una specie di lince simile alla pantera), il ruggito forte e violento del leone accompagnato da una lupa feroce e affamata lo bloccano totalmente. Sono le tentazioni che contraddistinguono tutti gli inizi: dalla storia vocazionale al percorso di studi, dai primi giorni in un nuovo lavoro ai primi mesi in cui abbiamo fatto conoscenza con il Covid-19 che ha stravolto i nostri equilibri.

La tentazione è quella di non vivere il presente, di fuggire andando indietro, seguendo i passi conosciuti che abbiamo già fatto: ma la vita ci impone di andare inevitabilmente avanti, quindi il bivio è tra scegliere coraggiosamente di vivere o arrendersi a vivacchiare. La fedeltà alla vita e alle cose ordinarie, ci daranno l’alfabeto giusto per affrontare i problemi senza “voltarci a guardare indietro” (Gen 19), altrimenti rischieremmo di diventare statue di sale come la moglie di Lot raccontata nel primo libro della Bibbia. Molto spesso ci facciamo popolare i pensieri da luoghi comuni che diventano stucchevoli slogan quali: eravamo felici e non lo sapevamo, chissà quando torneremo a fare le cose di prima, ecc. ecc.. Dante dovrà superare lo scoraggiamento di tornare indietro e verrà aiutato e “salvato” dalla compagnia di Virgilio.

Anche nella Bibbia non si rimpiange mai il passato come tempo migliore e Gesù Cristo – vero uomo, oltre che vero Dio – viene tentato nel deserto da tre tentazioni, così come Dante.

Nel deserto di Giuda, quando aveva quasi finito i suoi giorni di digiuno, Gesù inizia ad avere fame e viene tentato dalla certezza del pane, dalla dimostrazione della potenza di Dio e dalla gloria del mondo (cfr. Mt 4, 1-11). Tentazioni diverse rispetto a quelle che racconta Dante, ma sicuramente interdipendenti. La tentazione avviene in entrambi i casi quando si è quasi fuori dal pericolo, ma è in qual momento che si insinua il pensiero pernicioso di non potercela più fare, così come alla fine di una lunga corsa quando ogni passo pesa un sospiro. Ma la tentazione nasce anche dall’abbassare la guardia, dal sentirsi arrivati, ormai fuori dalla selva: è nel momento in cui sembra risplendere il sole che occorre combattere e andare avanti nel cammino.

Come le Confessioni di Agostino, la Commedia ha la struttura intima della conversione, che orienta tutta la vita dell’uomo verso un unità pacificata. Proprio mentre sta per precipitare nelle tenebre della selva, dinanzi alle tre belve che gli sbarrano la strada, Dante rivolge a Dio il suo grido di aiuto: “Miserere di me”. Parole che rivolge alla figura evanescente di Virgilio, prima ancora che possa formulare la sua richiesta di aiuto verso Dio. Dio ci raggiunge e ci ama sempre attraverso il volto di un altro. Ubi amor ibi oculos dicevano i mistici suoi contemporanei “dov’è l’amore, lì è l’occhio” e potremmo pure dire che chi ama ci vede benissimo poiché vede la realtà nella prospettiva della speranza.

Quali sono le belve che dobbiamo affrontare per andare avanti nel cammino della nostra vita? Qual è il nostro Virgilio che ci permetterà di uscire vivi dai meandri delle nostre paure e dei nostri ripiegamenti? La prima cosa da fare sarà quella di dare un nome alla realtà che reputiamo nemica e trasformarla in virtù: “lo scender e ‘l salir per l’altrui scale” (Paradiso XVII 60). 

*Rettore del seminario vescovile di Piazza Armerina



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