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Tra strade, ponti, dighe e discariche incompiute: disagi, debiti, fallimenti e scandali giudiziari

Enna, la provincia dei soldi sperperati

Anche la provincia di Enna registra una abnorme crescita di opere incompiute o compiute e poi abbandonate, il cui numero, considerato che si tratta di un territorio tra i più piccoli d’Italia, è abbastanza ragguardevole. E così il nodo delle infrastrutture ennesi torna alla ribalta della cronaca nazionale dopo la denuncia, in prima serata, di ‘Presa Diretta’ su Rai3 di lunedì 15 febbraio, di alcune opere. Ma quali sono, in generale, queste opere incompiute? Gli esempi si sprecano, dai ponti che non collegano nulla, alle strade incompiute, agli impianti di compostaggio abbandonati, dighe ed edifici inutilizzati, per finire alle discariche. Insomma, di tutto e di più, a conferma che Enna sarà pure una provincia “babba”, ma anche, e forse soprattutto, dei soldi pubblici sperperati. Che si traducono in opere incompiute, con annessi disagi, debiti, fallimenti e, a volte, scandali giudiziari. La Sp Agira -Gagliano -Troina, tanto per citarne una, è una strada importante perché collega il centro produttivo della Sicilia con l’entroterra di Enna. È una strada per lo più collassata, sprofondata eppure è in corso un appalto finanziato dall’Unione europea. Poi c’è il ponte d’oro, il ponte di Gagliano Castelferrato, finanziato nel 2005 con 6 milioni di euro di fondi europei, ma la gara d’appalto si blocca subito perché l’impresa che arriva seconda fa ricorso e lo vince. Poi scatta la variante in corso d’opera e l’appalto lievita a 8 milioni e mezzo di euro. A tutt’oggi è una delle grandi opere incompiute regionali. E cosa dire dell’impianto di compostaggio di Dittaino, posto a fianco della Ss 192 a poche decine di metri dopo lo svincolo con la SP4? “È un impianto che venne costruito dalla Provincia Regionale di Enna – racconta Giuseppe Maria Amato, ex assessore provinciale e dirigente regionale di Legambiente – che acquistò il terreno con suoi fondi e provvide alla realizzazione dell’impianto utilizzando i fondi del PIT10 (Progetti integrati territoriali), programmazione 2000/2006, per circa 3,2 milioni di euro. L’impianto venne dato in gestione all’Ato EnnaEuno che lo tenne in funzione trattando circa 12 mila tonnellate di organico l’anno, sino a quando per decisione del Commissario straordinario all’Ato, Sonia Alfano, venne chiuso. La chiusura sarebbe stata motivata – continua Amato – dalla necessità di intervenire con una manutenzione straordinaria i cui costi non potevano essere sostenuti dalla struttura in liquidazione. Nel frattempo la governance dell’Ato, aveva incamerato il bene nel patrimonio societario così che, oggi, il curatore fallimentare può sostenere che l’impianto possa essere venduto per ricavare una ben piccola parte del gigantesco buco creato negli anni (da 160 a 200 milioni di Euro). Nulla di più insopportabile. Un bene pubblico – tuona Amato -, creato con fondi pubblici, capace di dare vita ad un’economia immediatamente tangibile, non può e non deve essere messo in vendita per sopperire a mancanze di chi nel tempo ha letteralmente sperperato il danaro della comunità. Il centro deve essere immediatamente riacquisito dalla Srr ed essere messo a disposizione del territorio con il suo ampliamento. In tal senso ha, peraltro, sentenziato il Tar Sicilia «i beni e gli impianti funzionalmente vincolati al servizio pubblico ed essenziale di gestione dei rifiuti non possono essere distolti dalla loro funzione e vanno utilizzati in favore della collettività di riferimento». Ugualmente aveva indicato la strada l’Assessore Pierobon che il 31 maggio 2019 aveva invitato «i liquidatori di società e Consorzi d’ambito, senza ulteriore ritardo, a provvedere a trasferire detti beni funzionalmente vincolati al servizio pubblico essenziale e attualmente al medesimo destinati, alle Srr, nonché a provvedere alla voltura dei correlati provvedimenti autorizzatori», non tenendo conto di «eventuali problematiche di natura civilistica in ordine alla garanzia patrimoniale, peraltro relativa a beni indisponibili». Se si vuole avere idea di quel che comporterebbe la immediata riapertura considerate che ogni tonnellata di umido oggi costa ai comuni 260 euro di conferimento in impianto ai quali si devono aggiungere i costi del trasporto e quelli della forza lavoro impegnata a guidare e soprattutto a stare in fila sui mezzi in attesa dell’ingresso in impianto. Se solo si considera il conferimento l’impianto così come è farebbe risparmiare alla comunità oltre 3 milioni di euro l’anno. Farebbe, cioè, risparmiare ogni anno il suo costo iniziale. Per tutto questo come Legambiente chiediamo immediatamente la riacquisizione al patrimonio pubblico dell’impianto, la sua messa a regime e, entro un anno, il suo ampliamento a 25 mila tonnellate annue (la copertura dell’intera produzione di frazione organica del rifiuto solido urbano della provincia). Inoltre con il compost prodotto avremmo una immediata risorsa per combattere la desertificazione che avanza”. C’è poco da gioire anche per il Cir (Centro intercomunale di raccolta differenziata dei rifiuti) di Gagliano, costruito e abbandonato, che doveva rappresentare per la provincia di Enna un modello innovativo per la raccolta differenziata. L’impianto, cofinanziato dalla Comunità europea, costato 4.281.893 euro, è stato collaudato nel 2008. Il sistema progettuale del Centro di raccolta, già brevettato per le sue innovazioni, è unico nel suo genere in Sicilia e anche nel resto d’Italia. Un progetto che prevedeva l’avvio, dopo un periodo di sperimentazione, di un nuovo sistema di tariffazione individualizzata e agevolata basato sul principio “Chi più differenzia, meno paga”. Insomma, un impianto di raccolta all’avanguardia che doveva differenziare ben 13 frazioni merceologiche di rifiuti che rappresentano più del 90 % del rifiuto urbano e che, se si fosse messo in funzione, portava alla drastica riduzione dei rifiuti da smaltire in discarica con la conseguente riduzione dei costi di smaltimento a beneficio di un evidente abbassamento della tariffa per gli utenti. È uno spaccato davvero inquietante quello che emerge sugli investimenti che si sono fatti in provincia di Enna in nuove tecnologie per il trattamento dei rifiuti e non solo. Anche perché, se gli impianti, le strade e le strutture che si realizzano si abbandonano, è chiaro che più di qualcosa non funziona nell’intero sistema e che, probabilmente, esistono delle responsabilità specifiche e gravi che si spera vengano accertate dalle autorità competenti.



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