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Un indagine a carico di un prete di Enna per presunti abusi sessuali. No alla gogna mediatica

La verità emergerà nelle sedi opportune

Pesanti accuse di abusi sessuali nei confronti di un parroco di Enna. La notizia è esplosa domenica scorsa, 17 gennaio, sui media locali e nazionali, condivisa e commentata sui social con tanto di assoluzioni e condanne.
Poiché il fatto riguarda la diocesi di Piazza Armerina non possiamo né tacere né ignorare la notizia, consapevoli che ci guida l’amore alla verità e il rispetto della dignità delle persone.
I fatti sono ormai a conoscenza di tutti secondo le ricostruzioni degli organi di stampa che riportano informazioni fornite dalla presunta vittima: un giovane ventisettenne di Enna denuncia all’autorità giudiziaria di aver avuto rapporti omosessuali continuati con un prete quando aveva 15 anni. La denuncia è recente e ha dato l’avvio alle indagini da parte della squadra mobile di Enna, diretta dal vicequestore Antonino Ciavola.
Poiché Enna è una piccola città, dai particolari forniti non è stato difficile individuare chi potesse essere stato il sacerdote accusato, esponendolo in tal modo alla pubblica denigrazione. Ovviamente, alla ricerca di conferme, i giornalisti degni di questo nome hanno contattato l’unico che potesse dare delle risposte: il vescovo di Piazza Armerina mons. Rosario Gisana, il quale è stato necessariamente reticente in quanto è in corso l’accertamento dei fatti in sede di giustizia ecclesiastica. Uno scarno comunicato, emesso il 18 gennaio, ha soltanto precisato che “ogni qualvolta ha ricevuto notizia di eventuali delitti (il vescovo) ha avviato i procedimenti previsti dalla normativa canonica. Si precisa, inoltre, che il Vescovo non ha ricevuto alcuna comunicazione da parte dell’Autorità giudiziaria in cui si informa di eventuali procedimenti penali a carico di chierici della diocesi. Pertanto esprime piena fiducia nella Magistratura e offre collaborazione per l’accertamento della verità dei fatti, nella eventualità che il caso sia di sua competenza”.
Nel suo agire mons. Gisana – che è vescovo di Piazza Armerina dal 5 aprile 2014, quindi parecchio tempo dopo la data in cui si sarebbero svolti i fatti – ha seguito scrupolosamente le Linee guida per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili, emanate dalla Conferenza Episcopale Italiana il 24 giugno 2019; specificatamente, per quanto riguarda i rapporti con le autorità civili, il n. 8 del suddetto documento. Se non ha inoltrato alcun esposto all’autorità civile è perché, dopo aver attivato la procedura canonica e l’espletamento dell’indagine previa, non è stata accertata la sussistenza del fumus delicti, cioè la presenza di più indizi gravi, precisi e concordanti che dimostrino la probabilità effettiva consumazione del reato.
Il vescovo ha inoltre incontrato molte volte la presunta vittima e i suoi genitori offrendo loro conforto e sostegno. Nessun insabbiamento dunque né ostruzionismo.
Attualmente la causa è all’attenzione delle Congregazioni Vaticane e, dopo la denuncia civile, anche dell’autorità giudiziaria che dovrà condurre le indagini per accertare la presenza di eventuali reati. Se e quando vorrà essere sentito dagli inquirenti mons. Gisana è pronto a fornire la più ampia collaborazione per il bene della verità e per la tutela della dignità di ciascuno.

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