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La storia a lieto fine di un azienda del settore della ristorazione salvata dalla Chiesa

La pandemia e quelle fatture non pagate

Debiti cancellati e operai re-integrati a lavoro. È la storia a lieto fine di un’azienda del settore della ristorazione del territorio diocesano. La pandemia aveva messo un freno all’attività commerciale che già stretta dalla morsa della crisi, annaspava tra debiti e montagne di fatture insolute. Il DPCM del Presidente Conte del marzo scorso aveva dato il “colpo di grazia” all’impresa che, seppur beneficiaria dei ristori previsti dallo Stato, non sarebbe riuscita a colmare i vuoti economici che si trascinava da qualche anno – fino ad allora destinati ad essere riempiti con le fatiche di un lavoro giornaliero – se la Chiesa non fosse intervenuta. La CEI, per il tramite della Diocesi di Piazza Armerina, ha infatti saldato le fatture intestate al titolare per un importo di circa 35 mila euro, cancellando di fatto debiti con i numerosi fornitori. Lo ha fatto utilizzando i fondi dell’8×1000 stanziati in concomitanza con l’emergenza covid-19 e ripartiti nella Diocesi italiane. I fatti risalgono alla scorsa primavera. La Chiesa piazzese, venuta a conoscenza della situazione di difficoltà in cui versavano le casse dell’attività a conduzione familiare, ha avviato un’indagine conoscitiva dello stato delle cose e concluse le pratiche burocratiche, ha saldato quel mucchio di fatture destinato a far crescere il debito sempre più senza, considerato che per l’azienda in quel momento non c’erano introiti. “Avevano già licenziato il personale esterno – racconta mons. Antonino Rivoli, Vicario Generale della Diocesi di Piazza Armerina -. Tre famiglie, quella dello storico proprietario e quelle dei due figli, oltreché degli operai, si sono viste con le spalle al muro nel pieno dell’emergenza. A maggior ragione aggravati dai debiti che non riuscivano a rientrare. La loro storia è raccolta dallo sportello d’ascolto della Caritas diocesana e subito ci siamo attivati per sostenere concretamente l’impresa. Al proprietario – continua mons. Rivoli – non è stato dato nulla. Con i soldi delle nostre casse abbiamo pagato forniture, utenze pregresse e comprato materiale utile a fare ripartire il progetto imprenditoriale non appena sarebbe stato possibile”. E così è stato. L’azienda subito dopo la Pasqua 2020 ha ripreso la sua normale attività ed ha continuato a farlo per tutta l’estate, sempre nel rispetto delle misure anti-contagio. “I numeri incassati sono stati ottimi – prosegue il Vicario – tanto che il titolare ha nuovamente assunto gli operai a cui fino a qualche tempo prima non poteva più garantire lo stipendio”. Una storia di speranza che accende i riflettori sull’importanza che assumono i centri di ascolto delle Caritas cittadine e suggerisce l’importanza di sostenere l’8×1000 alla Chiesa cattolica. Un lieto fine che consegna alla storia il ruolo della Chiesa, pietra viva, buona a costruire accanto a chi ha bisogno.



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