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Rubrica 2/

Lo Spirito Santo: persona-dono in Giovanni Paolo II

Giovanni Paolo II, nel suo insegnamento sullo Spirito Santo ed in linea col Vaticano II, risponde a tre principi fondamentali: rinnovamento liturgico, attenzione all’ecumenismo e proiezione verso il terzo millennio. Egli non si discosta dall’insegnamento magisteriale precedente e, infatti, l’enciclica del 18 maggio 1986 Dominum et vivificantem è in continuità dinamica sia con la Divinum Illud munus, sia con la Mystici Corporis, sia col Concilio Vaticano II.

Massimo sviluppo della dottrina pneumatologica in papa Wojtyła si avrà nel 1986 con la sua quinta enciclica, la Dominum et vivificantem, una pietra miliare nella riflessione teologica, un testo dedicato interamente allo Spirito Santo come conclusione del trittico di encicliche dedicate al Figlio, la Redemptor hominis (1979), e al Padre, la Dives in Misericordia (1986).

La dottrina sullo Spirito viene analizzata attraverso il dato biblico e teologico che riguardano il suo essere ed il suo agire. Rimanendo in linea col Concilio, Giovanni Paolo II cita molte volte lo Spirito inserendolo nel contesto del mistero della Chiesa, e arricchendo tali citazioni con acute riflessioni personali.

È il documento più emblematico sul divino Paraclito nel magistero del vescovo di Roma.

La Dominum et vivificantem ha permesso di riscoprire come lo Spirito Santo sia uno dei protagonisti della riflessione teologica della seconda metà del XX secolo, partendo proprio dalla svolta pneumatologica del Concilio Vaticano II, evidenziando l’opera dello Spirito Santo nella vita della Chiesa e del mondo, venendo proposto come la terza Persona trinitaria che è «Persona» che si fa «dono» e questo per l’intera umanità oltre che per la Chiesa.

Lo Spirito, attraverso il suo agire e la sua opera, testimonia a coloro che lo accolgono l’opera di salvezza attuata dal Figlio. Egli proviene dalla sorgente della Trinità, che è il Padre, viene effuso sul Figlio che lo ri-consegna al Padre nell’ora della morte e nello stesso tempo viene, sempre dal Figlio, effuso all’uomo di tutti i tempi aprendogli le porte alla realtà e all’essenza divina, facendolo partecipare della divinità per riversare in esso la pienezza dell’Amore.

Egli è il Paraclito che colma il cuore dei fedeli, che conforta e soccorre, sostiene e si dona, è sovrabbondanza dell’amore divino, la pienezza che trabocca, l’estasi dell’amore di Dio.

Lo Spirito Santo manifesta anche la natura di Dio che è pura donazione, cioè ha la capacità di donarsi, di consegnarsi. È Donatore, Dono e possibilità di accettare il Dono. Questi tre momenti si identificano tutti con lo Spirito Santo perché Dio non vuole donare qualcosa di diverso da sé stesso.

Tutto il mistero dell’Incarnazione è custodito dalla potenza dello Spirito. Nel grembo di Maria lo Spirito compie e celebra il più significativo contatto con l’umanità adamitica, incontro apicale per la storia della salvezza che proprio dallo Spirito viene vivificata, animata e portata al suo compimento escatologico.

L’azione dello Spirito che si comprende nell’Incarnazione è attiva e non passiva. Tutta l’azione del Paraclito nei riguardi di Gesù, dimostra questa sua dinamicità. La relazione che vi è tra Gesù e lo Spirito, nella quale Gesù è inteso come colui che ha ricevuto e che dona lo Spirito, è diventata fondamentale per la riflessione teologica. Passando in rassegna i Vangeli, si nota chiaramente come lo Spirito resta una costante nella vita di Cristo, dal battesimo nel fiume Giordano alla promessa del Consolatore nei discorsi di “addio” del quarto Vangelo, sino alla sua prorompente effusione a Pentecoste dove Egli stesso fa nascere la Chiesa, autentica sua creatura. È in quel cenacolo che Maria attende e riceve lo stesso Spirito che l’ha adombrata sin dal concepimento verginale.

Nella Chiesa lo Spirito continua la missione di rendere sempre più consapevole il popolo di Dio della Rivelazione. Egli rende fecondo il tempo della Chiesa, la corrobora nella testimonianza del kerygma, la guida alla verità tutta intera, perché egli è la Verità, non rivelando se stesso ma apparendo del tutto relativo sempre a Gesù.

Sia Cristo, la Chiesa, Maria, l’umanità, devono tutto alla persona e all’opera della Terza Persona della Trinità; questa convinzione di papa Wojtyła è frutto della lettura sapienziale fatta alla luce della Rivelazione divina e biblica.

Nel numero 26 della Dominum et Vivificantem, il Papa introduce la novità della portata conciliare manifestando il preciso orientamento pneumatologico del Vaticano II: lo Spirito permette alla Chiesa una profonda ed indissolubile compenetrazione del mistero di Dio e, donando i carismi, ne irrobustisce la missione, che si pone come autentico prolungamento della missione messianica che storicamente è di Cristo. Egli, unto dallo Spirito, Capo del corpo, diffonde lo Spirito in tutte le sue membra affinché esse possano essere pronte per la loro testimonianza e missione. Questo avviene soprattutto attraverso i sacramenti e mediante l’azione della terza Persona della Trinità che opera nel mondo. È proprio del Paraclito rendere visibile la sua azione, in maniera grandiosa e speciale, attraverso i sacramenti della fede.

Per papa Wojtyła, la Chiesa deve entrare pienamente «nell’essenza stessa della sua costituzione divino-umana e di quella missione che la fa partecipare alla missione messianica di Cristo». La Chiesa vive nella e della forza dello Spirito Santo come forza presente che la riconduce al memoriale di Cristo morto e risorto, comprendendosi sempre più come comunità messianica che pone il suo fondamento nella fede in Cristo e nella speranza del Regno. Questo per la Chiesa è possibile solo se comprende il proprio presente e il proprio itinerario nella presenza e nel processo dello Spirito Santo.

Grazie all’abbondante effusione dello Spirito nel cuore dell’uomo, che ne diviene il tempio, egli viene plasmato come creatura nuova che ha come immagine di riferimento Cristo stesso. Tale umanità rinnovata è radicalmente abitata, nello Spirito, dalla comunione del Padre e del Figlio, la quale offre all’uomo una perenne possibilità di divinizzazione ed umanizzazione.

La testimonianza dei discepoli e dei credenti in Cristo è resa efficace da questa presa di coscienza del peccato. Il loro annuncio della Parola e la celebrazione dei sacramenti diventano canali di grazia dai quali si effonde lo Spirito per manifestare l’opera benefica di Dio.

La Chiesa, convocata e radunata dallo Spirito, come comunità credente, come sposa che attende lo Sposo, scopre di non essere sola nella sua preghiera ma di essere sostenuta dal Soffio di vita.

Per Giovanni Paolo II lo Spirito Santo è Persona-Dono e ciò lo si comprende in tutta la sua azione nella storia dell’umanità; per il suo donarsi nella storia della salvezza, nella vita “ad intra” di Dio. È in forza dello Spirito Santo che Dio “esiste” a modo di dono.

Lo Spirito che anima, vivifica e conduce la storia della salvezza, ne è anche un silenzioso quanto perennemente qualificato interlocutore.

Dopo aver dialogato, cuore a cuore, col Gesù storico, nei solchi della Palestina, nell’attuale “ispirazione” con cui accompagna indefettibilmente la Chiesa, tesa a seminare i semi del Regno nelle pieghe contrastanti della storia dell’uomo, Egli, con la potenza diuturna del suo Spirito Paraclito, la accompagna alla fine dei tempi, sino alla perfezione escatologica dell’uomo nuovo e della creazione rinnovata.

Si può, quindi, ben dire che Giovanni Paolo II è stato un vescovo di Roma sorprendente sotto molti punti di vista, non da ultimo come teologo. Il suo contributo alla teologia si colloca naturalmente a un livello diverso da qualsiasi altro singolo autore. La cattedra di Pietro conferisce infatti ai suoi insegnamenti un particolare valore di guida – chiamato magistero – per tutto il popolo di Dio e quindi anche per i teologi.

*PhD in Teologia con specializzazione in Mariologia



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