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La storia di Gaia Ausilia Sella, 14 anni, per 4 volte in Senegal. La giovane piazzese dalle idee chiare fin da bambina

Chiamati

Si dice che “la mela non cade lontano dall’albero”. Nel caso della piazzese Gaia Ausilia Sella, 14 anni, è proprio così visto che alla sua età è già stata 4 volte in Senegal, e non per vacanza, ma per seguire le orme dei genitori, da anni impegnati nella cooperazione internazionale di ispirazione salesiana. “Sin da piccola ho sognato di andare in Africa per aiutare i bambini, i ragazzi e le famiglie più bisognose”, racconta Gaia.
“Questo sogno è nato grazie all’impegno di mamma e papà: sono stata a contatto con i fratelli africani, – così ho imparato a chiamarli da loro – che per via degli sbarchi arrivano in Italia. Li ho conosciuti in Sicilia, nel centro di accoglienza dove operano i miei genitori attraverso l’associazione Don Bosco 2000”.
Nata e cresciuta in un oratorio a Piazza Armerina, in uno dei primi in Sicilia animato da una coppia di coniugi con i figli, oggi Gaia vive a Catania con i fratelli Gabriele e Samuele, e frequenta il secondo anno del Liceo Classico “Don Bosco”.
Ha sempre avuto il desiderio di vedere da dove venissero quelle persone, con cui viveva continuamente, fino a quando, nel 2017, suo padre Agostino fece la prima spedizione missionaria in Senegal.
“Quando papà tornò dal viaggio – racconta Gaia – gli feci un sacco di domande, ma gli dissi anche che quando sarebbe partito per la prossima missione io sarei andata per forza con lui; e fu così che il 6 settembre 2017 partii per il Senegal con tutta la famiglia per il progetto “Migrazione circolare” con il quale poterli davvero aiutare a casa loro”.
Mentre Gaia racconta – è rientrata a fine agosto dal quarto viaggio assieme alla mamma Cinzia – le sorridono gli occhi ed è come se fosse ancora in Senegal con il cuore: “una volta arrivati a Dakar, rimasi subito colpita dalla somiglianza con una tipica città occidentale… piena però di bambini che chiedevano l’elemosina. Nell’entroterra invece, cambia tutto lo scenario: capanne di argilla con il tetto di paglia, le mamme che lavorano, i bambini giocano con i vestiti strappati, senza scarpe… e poi i campi dove lavorano i più giovani e le donne, che portano il proprio bambino legato alla schiena”.
Ed è così che Gaia si rende conto di quanta fortuna abbia quando invece ci sono bambini che patiscono la fame, che indossano gli stessi vestiti per anni, che la sera dormono su una stuoia, che non possono fare la doccia, che per andare a scuola devono anche fare 10 o 20 km a piedi.
“La povertà vista dal finestrino dell’auto, mi faceva soffrire – continua Gaia – però poi mi sono resa conto che nei villaggi basta una palla e una corda per saltare e divertirsi insieme. I bambini con un semplice sorriso ti fanno passare la stanchezza e ti ridanno le forze. Tra le ragazze ho trovato vere amiche. Mi hanno voluto bene, senza dar peso alla lingua, al colore della pelle, alla cultura o alla religione. Nel secondo viaggio ho festeggiato persino il mio compleanno in Africa ed è stato bellissimo perché ho avuto una festa a sorpresa nella semplicità e nell’essenzialità”.
Gaia ha una gran voglia di raccontare e lo fa con passione, ricordando storie e volti, ma la scuola sta per ricominciare e lei deve ripassare Latino e Greco, non prima però di lasciarci una perla. “credo che Dio voglia farmi capire così cosa devo e voglio fare nella vita. Forse sono un po’ affrettatala a 14 anni, ma sento che già Lui mi sta indirizzando verso la mia strada e che poi era il mio sogno da bambina, essere una missionaria”.



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