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Strade da terzo mondo

Duecentosettanta metri che testimoniano la distanza della Sicilia dal resto del Paese in quella vergogna infinita che è il viadotto Himera sull’A19 Palermo-Catania. Sono passati quattro anni e mezzo da quel 10 aprile 2015, è stato allestito solo il cantiere i cui lavori sembrano andare a rilento, mentre sono partiti i lavori per il Ponte Morandi a Genova con tanto di festeggiamenti e vetrine per i politici. Quanto dovremo aspettare ancora? A chiederlo è la Cisl in una nota. «Da oggi – annuncia il sindacato – sul sito cislsicilia.it, inseriremo un contatore per indicare quanti giorni sono passati dal crollo del pilone e quanti ne trascorreranno prima del completamento dei lavori-lumaca». 
«Le istituzioni – si legge nella nota – dovranno rispondere ai siciliani di ogni ritardo nel ripristino complessivo di quest’autostrada indispensabile per la mobilità nella regione». Una provocazione, insomma. Ma anche una stoccata polemica per rivendicare procedure straordinarie sull’esempio del ponte Morandi a Genova, per la ricostruzione del viadotto sulla fondamentale arteria regionale. 
La Cisl, ricorda il sindacato, ha da tempo avviato un monitoraggio sulle infrastrutture dell’isola e ha anche presentato un libro bianco che descrive in dettaglio lo stato dell’arte della rete dei collegamenti nel territorio della regione. «Il governo regionale richiami Anas e Rfi alle loro responsabilità; numerosi cantieri sono fermi e altri vanno a rilento. Non assisteremo inermi allo stallo. In assenza di atti concreti ci mobiliteremo per ribadire il diritto dei siciliani a fruire di strade e autostrade degne di questo nome, sicure e, ci auguriamo, anche all’avanguardia».
Intanto tutta l’A19 continua ad essere interessata da restringimenti e continui cambiamenti di corsia o di carreggiata. Alcuni restringimenti sono attivi da anni, come quello nei pressi dello svincolo di Resuttano, senza che se ne comprendano i motivi e senza che si intravedano operai al lavoro. Al momento in cui scriviamo si registrano 19 cantieri attivi, senza contare le chiusure di corsie dove non c’è alcuna presenza di operai e dove non si capisce il motivo. Dopo la via crucis durata diversi mesi della chiusura totale dell’autostrada e di una Sicilia spaccata in due, si spesero tanti milioni per realizzare una bretella di 500 metri, quando si poteva benissimo aprire la carreggiata non interessata dalla frana a doppio senso di circolazione. Probabilmente si doveva foraggiare qualche ditta amica di qualcuno per realizzare un’opera inutile. Aggiungo una informazione non verificata ma pubblicata dal quotidiano “La Sicilia” dove una deputata di Fratelli d’Italia denuncia che nelle regioni destinatarie dei 9 miliardi previsti dal decreto sblocca cantieri del governo, ad oggi non figura la Sicilia. Di fatto i cantieri della CL-AG, che settimanalmente incontro nei miei spostamenti, sono inesorabilmente abbandonati.
La situazione della linea ferroviaria PA-CT viaggia nelle stesse condizioni con treni perennemente in ritardo, come del resto le rimanenti tratte ferroviarie, scoraggiando i viaggiatori dall’uso di un mezzo ecologico ed economico e costringendoli ad usare l’auto. Il tour in treno effettuato dai deputati Cancelleri e Di Paola nell’agosto scorso ha messo in luce tutto lo squallore delle ferrovie in Sicilia. Roba da Terzo mondo! Speriamo, adesso che Cancelleri è stato chiamato quale vice-ministro ai trasporti e infrastrutture e Provenzano quale Ministro per il Sud nel nuovo governo, che avere qualche santo in Paradiso possa quantomeno aiutarci a migliorare la situazione. Ma si sa, al Sud siamo cittadini di serie B.



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