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Il Governo Regionale avrebbe stanziato un miliardo di euro

Un nuovo ospedale a Gela?

Il direttore Caltagirone lo aveva annunciato sei mesi fa ma l’idea sembrava troppo ambiziosa. Invece adesso il nuovo ospedale per Gela è stato decretato dal Governo regionale che ha stanziato 1 miliardo per la realizzazione di quattro ospedali fra cui quello di Gela, ma anche per i comuni viciniori. È l’idea rivoluzionaria, ma non troppo del Direttore Generale  dell’Asp n.2 di Caltanissetta, Alessandro Caltagirone. Il nuovo ospedale potrebbe sorgere nella zona limitrofa alla Contrada Piana del Signore, dove esiste un’area che si presta all’idea della dirigenza dell’Asp anche perché in quella zona sorgerà una bretella autostradale in progetto da parte dell’Anas e quindi sarebbe facilmente raggiungibile dai comuni per cui la struttura verrà realizzata.
Che tipo di ospedale pensa per il territorio?
 “Il nuovo ospedale rappresenterebbe il secondo polo di elezione della provincia di Caltanissetta che già dispone del Sant’Elia. Quindi un centro sanitario di alta specialità a cui il paziente potrebbe rivolgersi, restando in loco vicino alla famiglia ed evitando di disperdere fondi ed energie con l’emigrazione sanitaria”.
E del Vittorio Emanuele che ne facciamo? 
“L’ospedale attuale resta, di certo non lo buttiamo. Verrà convertito a poliambulatorio e lì saranno concentrate tutti i servizi sanitari che attualmente sono disseminati in varie parti della città: i servizi psichiatrici di via Madonna del Rosario, la medicina del lavoro di via Venezia, l’ambulatorio di via Butera, gli uffici amministrativi di via Parioli, per i quali noi spendiamo ogni anno 200 mila euro per affitti. Una cifra che spalmata in 25 anni sono 5 milioni di euro, che possono essere reinvestiti in una struttura unica ad alta specializzazione. L’ospedale Vittorio Emanuele può continuare a servire l’utenza per i piccoli interventi chirurgici; per quelli importanti invece sarà deputato il nuovo ospedale. Resta il pronto soccorso di emergenza.”
E gli ospedale di Niscemi, Mazzarino?
“Non cambia nulla anche per quelli. Restano come medicina di urgenza e servizi ambulatoriali. Cambia molto però per chi ha patologie importanti e attualmente si reca negli ospedali dell’alta Italia o all’estero”.
E i soldi dove li trovate?
“I soldi si trovano. Dobbiamo fare delle valutazioni di natura economica. Questo progetto andrebbe realizzato con un sistema Fynancing, ovvero l’ospedale lo realizza un soggetto terzo che lo gestisce per un lasso di tempo lungo, per esempio in 30 anni, per potere coprire i costi sostenuti e guadagnare sui servizi. In questo modo non ci sono costi per l’Asp perché il progetto lo realizza l’ente privato in fynancig, l’Asp poi dovrà accollarsi le spese per l’erogazione dei servizi sanitari con una convenzione. L’azienda ottimizza i servizi: per esempio con un sistema elettrico un generatore che produce energia, con un sistema autonomo per la pulizia, per la gestione della lavanderia. Con uno studio di fattibilità si battono i costi e non ci sono ulteriori oneri evitando la terziarizzazione che si paga, i trasporti. Ci vorrebbero un paio d’anni per realizzare l’ospedale. Potremmo creare specialistiche nuove che non ci sono in Sicilia e che potrebbero impreziosire il centro sanitario”.
 “Onore e merito al Governo regionale e a chi ha immaginato di intraprendere il percorso che porterà alla realizzazione degli ospedali di Siracusa e Palermo. A partire da oggi però è obbligatorio impegnarsi per un nuovo, vero e moderno ospedale nel territorio di Gela. Il comprensorio che include anche Niscemi e Mazzarino merita di essere considerato alla stregua di un territorio quantomeno normale”. A riferirlo è il deputato del Gruppo Parlamentare di Forza Italia all’Assemblea regionale siciliana, on. Michele Mancuso.
“Coinvolgeremo gli amministratori locali – conclude il Parlamentare – i sindaci e tutti coloro che sono rappresentanti istituzionali del sud della provincia nissena. Confido nelle capacità e disponibilità della direzione aziendale; non dubito altresì che lo stesso governo regionale prenda a cuore una simile ipotesi, la quale rappresenterebbe un balzo in avanti in termini di efficienza, sicurezza e tutela della salute per uno specifico territorio”.



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