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Giornata della memoria. Ha senso celebrarla oggi?

Il 27 gennaio, si celebra la “Giornata della memoria”, la giornata per commemorare le vittime dell’Olocausto. Una risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite dell’1 novembre 2000 scelse la data del 27 gennaio perché in quel giorno del 1945 le truppe dell’Armata Rossa, impegnate nella offensiva Vistola-Oder in direzione della Germania, liberarono il campo di concentramento di Auschwitz.
L’Italia aveva già formalmente istituito la giornata commemorativa, nello stesso giorno, alcuni anni prima della corrispondente risoluzione delle Nazioni Unite, per ricordare le vittime dell’Olocausto, delle leggi razziali e coloro che hanno messo a rischio la propria vita per proteggere i perseguitati ebrei, nonché tutti i deportati militari e politici italiani nella Germania nazista. Da allora, ogni anno nel Nostro Paese, in occasione di tale giornata vengono organizzate cerimonie, iniziative e momenti di riflessione nella tutela della memoria storica. Perché senza passato non c’è futuro! Perché la memoria storica è un prezioso diario che racconta le vicende umane, anche quelle di cui non andiamo fieri. E allora dobbiamo farci carico anche dei più efferati crimini che non abbiamo saputo e voluto evitare.
Però a volte sembra che la storia non insegni niente. Infatti guardando agli eventi di questi giorni “Due naufragi, nel Mediterraneo in pochi giorni: uno al largo della Libia e l’altro del Marocco. Oltre 170 migranti annegati: 117, secondo i superstiti, annegati nelle scorse ore in un naufragio a nord della Libia, 53 scomparsi nel mare di Alborán nei giorni scorsi e di cui solo oggi giunge notizia (Das news.it)”, che valore può avere commemorare lo sterminio del popolo ebraico quando oggi assistiamo indifferenti alla riconsegna di bambini, donne e uomini ai nuovi lager non più nazisti ma libici: “Domenica 13 gennaio in serata dopo ore di allarme e panico è finita l’emergenza dei 100 migranti che rischiavano la vita in mezzo al mare, a 60 miglia dalle coste libiche. Il gommone, che imbarcava acqua, è stato raggiunto, su richiesta della Guardia Costiera libica, da un mercantile battente bandiera Sierra Leone e tutte le persone a bordo sono state portate in salvo al porto di Misurata, … in Libia, proprio dove i migranti non vogliono tornare (Das news.it)”.
Mentre si chiudono i porti, i centri di accoglienza e gli Sprar, lasciamo che un sistema funzionale di accoglienza, di inserimento e inclusione sociale dei migranti che funzionava bene, e che tra l’altro procurava anche lavoro per tanti giovani italiani in un momento di crisi, venga inutilmente smantellato e si alimenti così la criminalità, la povertà, la disperazione e anche la morte.
Anche questo è un olocausto e ne siamo tutti responsabili. Ricordiamocelo bene in questa “Giornata della memoria” e come cristiani facciamo nostro l’appello di qualche giorno fa sottoscritto da cattolici e protestanti “Occorre garantire il soccorso in mare, che non può ridursi a una politica di respingimenti o di semplici chiusure. I migranti non possono essere vittime tre volte: delle persecuzioni, di chi li detiene in campi che – come varie volte attestato dall’Onu – non tutelano i diritti umani essenziali e di chi li respinge in quegli stessi campi e in quelle umiliazioni. Per noi cristiani, come per ogni essere umano, omettere il soccorso a chi giace sulla strada o rischia di annegare è un comportamento di cui si può solo provare vergogna. Per questo chiediamo un potenziamento delle attuali attività di soccorso, rese dai mezzi militari, dalla Guardia Costiera e dalle Ong, nel rispetto delle norme del mare e del diritto umanitario”.



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