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Il Consiglio Sinodale ha avviato la discussione e il discernimento per giungere a scelte condivise e obbligatorie per tutti. Presentati i risultati di un'indagine del 2017 condotta attraverso un questionario ai parroci della diocesi Piazzese

Come organizzare l’iniziazione cristiana?

Sono iniziati a pieno ritmo i lavori del Consiglio Sinodale costituito dal vescovo mons. Rosario Gisana per confrontarsi sul tema della Iniziazione Cristiana che sarà sviluppato nel corso di questo anno. I primi due incontri si sono svolti il 3 e 10 dicembre presso il salone della Caritas a Piazza Armerina. Al momento della presentazione dei lavori, introdotti da una meditazione di don Luca Crapanzano, il vescovo ha sottolineato la scelta del metodo sinodale: “… una esperienza di fede esaltante dove ci si trova insieme presbiteri, diaconi e laici”. Infatti il Consiglio Sinodale è costituito infatti dai membri del Consiglio presbiterale, del Consiglio diaconale e del Consiglio pastorale diocesano.
Il tema della Iniziazione cristiana è urgente e annoso: ci si chiede se rivolgersi agli adulti o ai fanciulli, come innovare la catechesi, quali metodi usare, in un momento in cui si trova in una situazione da Far West tra conservazione e innovazione. Scopo del Consiglio sinodale è fare discernimento per giungere a scelte condivise e obbligatorie per tutti.
Nel primo incontro sono state presentate alcune esperienze di proposte catechistiche di iniziazione cristiana di alcune parrocchie: Riesi, Enna, Aidone, Pietraperzia che si ispirano al percorso catecumenale secondo il Progetto Emmaus mettendo in evidenza luci ed ombre circa il metodo. La difficoltà comune evidenziata riguarda il difficile coinvolgimento dei genitori e l’abbandono della comunità da parte dei ragazzi una volta completata l’iniziazione.
Il secondo incontro del 10 dicembre, dopo la condivisione di alcune esperienze di catechesi nel mondo associativo di alcuni movimenti e gruppi ecclesiali presenti in diocesi, sono stati presentati i risultati di una indagine condotta da don Pino D’Aleo e dal prof. Vincenzo Cremone attraverso la somministrazione ai parroci di un questionario, condotta in tutte le parrocchie nell’ottobre/novembre 2017 e che sintetizziamo nei suoi dati più significativi.
Hanno risposto all’invito 32 parrocchie su un totale di 72, pari al 44%, che potrebbe essere considerato come un campione casuale non rappresentativo della popolazione inchiestata.
Le aree oggetto dell’indagine sono tre: Il catechismo dei fanciulli e dei ragazzi.La catechesi degli adulti. La prima evangelizzazione.Chiude il questionario, la richiesta d’informazioni sulla catechesi nei vicariati.

Il catechismo dei fanciulli e dei ragazzi.
La maggior parte delle parrocchie (63%) propone ai ragazzi il percorso cosiddetto “tradizionale”, che ricalca in qualche modo l’organizzazione scolastica nelle finalità e nei metodi. Ma è significativo anche il numero di parrocchie (29%) che hanno avviato il percorso “di tipo catecumenale”, che tende ad adattare le intuizioni, le norme e i riti del R.I.C.A. alla particolare situazione dei bambini battezzati da evangelizzare. In 3 parrocchie (8%), infine, si sperimenta un percorso ideato appositamente dal parroco e collaboratori. È singolare che una parrocchia utilizzi ancora il Catechismo di S. Pio X, un’altra audiovisivi e Internet.
Difficile il coinvolgimento della Comunità parrocchiale: Si pronunciano solo 9 parrocchie che presentano esperienze variegate.Per 4 parrocchie la comunità è coinvolta con testimonianze nei Tempi forti, all’iniziodell’Anno liturgico e al termine delle attività. Per 3 parrocchie la comunità partecipa con l’animazione liturgica nel tempo di Avvento, Via Crucise Quaresima.    Altre modalità sono: Presenza dei giovani oratoriani; Mandato ai catechisti; Presentazione di gruppi dei ragazzi; Preghiera della Comunità per i ragazzi insieme agli annunci all’inizio dell’anno pastorale; collaborazione ai momenti di festa; festa del catechismo; coinvolgimento del Consiglio pastorale parrocchiale; presepe vivente con genitori e ragazzi.
Circa il coinvolgimento dei genitori nell’iniziazione cristiana dei figli, rispondono 29 Parrocchie.
Emblematica, la risposta registrata in 2 questionari: “Si è tentato, ma senza risposta”. Le più comuni attività adoperate sono: incontri periodici (9); in occasione della preparazione dei sacramenti (7); gruppi di ascolto e preghiera per soli genitori nei tempi forti (4); una volta al mese i genitori vanno al catechismo con i figli (3); partecipazione ai “riti di passaggio” (3); presenza dei genitori ai ritiri dei ragazzi (2); al momento dell’iscrizione; festa del catechismo a inizio e fine anno. È evidente il coinvolgimento dei genitori nell’educazione alla fede – almeno per quanto riguarda il versante parrocchia; l’altro versante, la formazione cristiana in famiglia, è pressoché sconosciuto e del tutto episodico.

I ragazzi
I ragazzi che, nelle parrocchie del campione, erano iscritti al catechismo nell’anno 2017/2018 ammontavano a 4.391 unità. Con un semplice calcolo proiettivo potremmo azzardare l’ipotesi che in tutte le parrocchie della diocesi, quell’anno, è stato accompagnato nel cammino di fede un piccolo esercito di circa 9.000 ragazzi. Gli iscritti sono divisi in classi (18 parrocchie), in gruppi e intergruppi (16 parrocchie), in gruppo-comunità (1 solo caso). Molto diversificata è l’età in cui i ragazzi intraprendono il cammino formativo: nel 44% delle parrocchie iniziano a 6 anni; nel 19% a 7 anni; nel 25% a 8 anni; nel 12% a nove anni. Secondo l’organizzazione di ogni parrocchia, un ragazzo può completare il suo cammino di iniziazione da un minimo di 4 anni (19% delle parrocchie) fino a un massimo di 8 anni (16% delle parrocchie), ma nel 41% delle parrocchie il catechismo dura 5 anni, e nel 12% 6 o 7 anni.

Per quanto riguarda l’annoso problema dell’ordine di ricezione dei Sacramenti di iniziazione, la maggior parte delle parrocchie (22 del nostro campione, pari al 69%) segue la scansione Confessione-Eucaristia-Cresima. Ma si fa strada il ritorno all’antica scansione che considera l’Eucaristia come il culmine dell’Iniziazione: Confessione-Cresima-Eucaristia. Quest’ultima opzione è praticata da 10 parrocchie del campione, pari al 31%.
Naturalmente, in relazione all’età di ingresso e alla modalità di recezione dei Sacramenti, varia anche l’età in cui i ragazzi ricevono la Comunione: una esigua minoranza (9%) a 8 anni; il gruppo più numeroso (66%) a 9/10 anni; e il 25% a 11/12 anni. L’età della Cresima, per molti ragazzi – come s’è visto – posticipata alla Comunione, risulta ancora spostata in avanti: nell’83% di casi i ragazzi sono cresimati a 12/13 anni, nel 17% a 11 anni. Esperienze di iniziazione simbolico-rituale sono attestate da 12 parrocchie di 3 vicariati e descritte come: Riti di consegna del Vangelo, del Credo e del Padre nostro; e come Itinerario di tipo catecumenale con riti di passaggio. L’attesa di una continuità tra il percorso catechistico che porta ai sacramenti e il cosiddetto “post-cresima”, cioè l’inserimento vitale dei giovani nella Comunità, sembra frustrata dalla reale esperienza dei compilatori. Degli 838 cresimati presi in considerazione solo 264 (31,5%) sarebbero entrati nei gruppi di formazione e impegno giovanili, suddivisi tra generici gruppi post-cresima parrocchiali o interparrocchiali (in 19 parrocchie); gruppi giovanili parrocchiali (2); gruppi scouts parrocchiali (5) o cittadini (8); Azione Cattolica Ragazzi parrocchiale (3); gruppi Animatori parrocchiali (4), interparrocchiali (1), cittadini (2); gruppo cittadino denominato “Giovani Orizzonti” (4); Gen-Focolarini (2). In 2 parrocchie la continuità sarebbe assicurata dalla frequenza dei cresimati all’oratorio.

I catechisti
I catechisti registrati dai compilatori nell’anno 2017/2018 ammontano a 598 unità, una porzione significativa dell’insieme diocesano quantificabile per proiezione in 1.000/1.200 catechisti. Relativamente all’età, il numero più corposo è costituito dai catechisti dai 40 anni in su (68%); i giovanissimi con età da 13 a 17 anni sono l’8%; i giovani con età da 19 a 35 anni, infine, rappresentano il 24%. I catechisti, che svolgono il ministero da dieci o più anni, quelli che potrebbero essere definiti “gli anziani”, sono 258, pari al 43% del campione. Il restante 57% di catechisti ha un’età inferiore a 40 anni. Il 52% del campione è in possesso di diploma di Media superiore; ben il 24% è laureato, e un rimanente 24% ha completato la Media inferiore. Il profilo del catechista dei ragazzi della nostra diocesi risulta essere il seguente: prevalentemente giovane-adulto, di scolarità medio-alta e coniugato, attento alle dinamiche pedagogico-catechetiche, propenso a coltivare la propria formazione cristiana.

La catechesi degli adulti.
La catechesi degli adulti si presenta molto sfaccettata e duttile. Essa tiene conto delle esigenze di particolari gruppi di fedeli, non dimentica la massa dei cristiani non associati.  In base alle risposte del campione, la catechesi per gli adulti si realizza in modo generico per tutti i parrocchiani solo nel 42% delle parrocchie, mentre nel 58% di esse è rivolta prevalentemente ai fedeli associati in Gruppi e Movimenti. Accanto a tali esperienze di nuova catechizzazione, permangono ovviamente quelle di più antica origine, quelle a prevalente vocazione devozionale e i gruppi di servizio.Queste, sinteticamente, le aggregazioni indicate dai compilatori come luoghi elettivi della catechesi per gli adulti: Movimenti laicali[RnS (7), Azione Cattolica (7), Com. Neo-Catecumenale (6), Gruppo coppie (6), Focolarini (2), Scout (2), C.E.B., Presenza del Vangelo, Vangelo vivo, Divina misericordia, Movimento della Speranza, Gruppo missionario].

Gruppi di preghiera e devozionali[Apostolato della preghiera (2), Gruppo mariano (3), Gruppo P. Pio, Zelatrici, Gruppo eucaristico, Gruppo Regina della Pace, Gruppo Figli in Paradiso].
Gruppi di antica tradizione[Confraternite (4), OFS (4), TOD, Terz’Ordine Carmelitano].
Gruppi di servizio[Gruppo Catechisti (3), Ministri straordinari della Comunione (3), Gruppo Caritas (2), Coro].
Come ulteriori ambiti di catechesi e formazione cristiana per adulti sono indicati: Gruppo catechisti – Gruppo coppie – Apostolato della preghiera – Catechesi neo-catecumenale – Incontri biblici (3) – Formazione genitori – Gruppo liturgico (2) – Lectio divina – Incontri diocesani. E ancora: la catechesi degli adulti è praticata in gruppi strutturati, come Terz’Ordine Carmelitani Scalzi; A.C.; Devoti S. Rita; Milizia dell’Immacolata; all’interno di gruppi meno formalmente definiti, come Ministri straordinari della Comunione; Gruppo Caritas; Gruppo Famiglie; Corale parrocchiale; Confraternite e Comitati feste. E, infine attraverso Corsi biblici (2), o Ritiri e Formazione liturgica.
I metodi catechistici utilizzati spaziano dalla tradizionale riunione (26 indicazioni) al ritiro spirituale periodico (12) e alla Lectio divina (15) fino agli itinerari di tipo catecumenale (4) e, nell’ultimo caso, con la specificazione di Cammino Neo-catecumenale (2).

La prima evangelizzazione.
Delle 32 parrocchie che hanno compilato il questionario solo 11 hanno dato indicazioni circa la loro organizzazione della Prima evangelizzazione. Alcune parrocchie annunciano il Kerigma seguendo procedure e ambiti di consolidata esperienza, che si potrebbero definirte “approccio tradizionale”: Incontri di preparazione ai sacramenti; Catechismo settimanale per i ragazzi; Incontri per famiglie; Visita alle famiglie; Via Crucis; Benedizione presepi; Peregrinatio Mariae.Altre parrocchie, invece, hanno avviato processi che si situano nell’ambito della vera e propria “nuova evangelizzazione”: Centri di Ascolto e cenacoli zonali (7); Missione porta a porta (3); Cammino Neo-catecumenale (3); Missione di quartiere (2);Evangelizzazione di strada.

LeRiflessioni “non conclusive” dei compilatori
Uno sguardo sinottico anche superficiale tra la catechesi dei ragazzi e quella degli adulti offre il quadro di un impegno massivo di persone, strumenti, ambienti e progetti per la catechesi dei ragazzi; mentre per la catechesi degli adulti si investono ben poche energie. La catechesi per gli adulti continua a preferire ambiti e strumenti indirizzati a fedeli che, fin da piccoli, avevano ricevuto un’evangelizzazione di tipo sociologico: era scontata l’adesione alla fede e alla comunità. Ma tali fedeli sono oggi in forte calo numerico e motivazionale. Di contro, aumentano sempre di più i non evangelizzati o gli insufficientemente evangelizzati, quelli cioè che non riescono a mettere piede in una chiesa per le cause più disparate. Per questi “lontani” sono veramente esigue le esperienze in atto. L’idea sintetica dell’«itinerario» ormai s’impone, dovrebbe diventare sempre più prassi ben organizzata, se si vogliono dare risposte serie al bisogno dei ri-comincianti, dei lontani desiderosi di entrare nella fede cristiana. Oggi non sono ancora tanti quelli che desiderano o chiedono l’itinerario d’iniziazione, ma è bene avviare e affinare i percorsi appropriati, con l’occhio rivolto al prossimo futuro.A tal proposito, per iniziare, si potrebbero valorizzare le esperienze già in atto nella nostra diocesi o in altre: il Neo-catecumenato; la preparazione alla Cresima di giovani-adulti e la preparazione al Matrimonio secondo l’esperienza maturata nella diocesi di Nicosia.
Anche ai percorsi catechistici dei ragazzi si dovrebbe dare un’impronta di tipo iniziatico o catecumenale. Ciò servirebbe, se non altro, a creare nella Comunità (presbiteri e catechisti, anzitutto) la mentalità dell’Iniziazione come itinerario graduale, rispettoso della verità evangelica e adatto alla situazione concreta dei soggetti coinvolti.
Da tutto l’insieme è evidente che il soggetto principale della trasmissione della fede – la Comunità cristiana, che esprime la sua vocazione materna attraverso operatori e strutture – appare quasi latitante. Difatti, il questionario descrive una Comunità che non esercita il suo discernimento per la scelta dei catechisti, partecipa solo coreograficamente all’iniziazione dei ragazzi, non ha la capacità di attirare i nuovi arrivi, si chiude nell’ingorda auto-alimentazione spirituale, mentre si priva dell’esperienza fontale della nuova evangelizzazione. Se quella desunta dal campione fosse un’immagine di Chiesa estensibile a tutta la realtà diocesana, dovremmo concludere mestamente che all’attuale “generazione senza padri” potrebbe venir presto a mancare anche la “madre generante” la fede.
È facile prevedere che, nei prossimi decenni, la prima evangelizzazione kerigmatica occuperà il primo posto negli interessi e nell’organizzazione pastorale della Comunità. Frattanto, sarà utile porre ordine nel ginepraio della Catechesi dei ragazzi e degli adulti.
Fin qui i risultati presentati su cui si è avviata la riflessione e il confronto. I prossimi appuntamenti, con la presenza di relatori qualificati, si svolgeranno l’11 marzo e il 1° aprile.



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