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Tragedie dell’abusivismo

Dopo le tragedie causate dal maltempo in Sicilia con morti e devastazioni. Dopo la rabbia e il dolore, il silenzio e la preghiera per i defunti, nel mentre che già si svolgono processi mediatici e caccia ai colpevoli con puntuali rimpalli di responsabilità, ecco che viene individuato nell’abusivismo edilizio il colpevole delle morti di Casteldaccia e nella carente, se non inesistente, manutenzione di alvei fluviali e strade la causa di tanti disastri alle fragili infrastrutture della nostra regione. Dobbiamo certamente riconoscere la eccezionalità degli eventi verificatisi che non si ricordano a memoria d’uomo, anche se in questi ultimi anni si sono registrati eventi climatici eccezionali sempre più frequenti e imprevedibili.
Cosa si può fare per evitare che si ripetano simili tragedie? Il territorio della nostra Isola si presenta vulnerabile, soggetto a frane e smottamenti che minacciano continuamente le nostre strade già disastrate per la cronica mancanza di fondi e che mortifica anche lo sviluppo economico per le difficoltà di movimentare le merci.
Ma se a tutto ciò si può ovviare in un modo o nell’altro con adeguati finanziamenti, di più difficile risoluzione resta il problema dell’abusivismo. Troppe infatti sono le abitazioni costruite senza criterio che non solo deturpano il panorama dei nostri comuni, specialmente quelli a più alta vocazione turistica o balneare, ma che mettono anche a rischio la vita di chi le abita per la posizione in cui sono costruite. E quando qualche sindaco coraggioso prende l’iniziativa di far intervenire le ruspe a tutela anche della salute pubblica, ecco che scattano non solo le proteste e i ricorsi, ma anche le minacce e addirittura gli attentati. È il caso, tanto per citarne uno, del giovane sindaco di Licata Angelo Cambiano. Dopo le minacce, le intimidazioni e l’incendio di due case di famiglia, il sindaco è stato sfiduciato dal Consiglio comunale e costretto a vivere sotto scorta. Cambiano ha pagato così la sua lotta alle case abusive che da decenni occupano la fascia entro i 150 metri del litorale di Licata. “Io me ne torno al mio mestiere di insegnante di matematica – aveva dichiarato nell’agosto dello scorso anno, dopo la sfiducia del Consiglio – ma la politica qui dovrà assumersi le sue responsabilità: quella di dire alla gente che un sindaco che fa niente di più che il suo dovere viene cacciato meno di due anni dopo l’inizio del suo mandato”.
Considerata la scarsa sensibilità ambientale che si evidenzia in ogni circostanza, che la gestione del territorio risulta impresa ardua, che il problema dei rifiuti in Sicilia risulta irrisolvibile, quale sindaco si prenderà la briga di intervenire in una materia così scottante?
Eppure è necessario creare una coscienza ambientale perché altrimenti simili tragedie si ripeteranno e noi saremo pronti solo a versare lacrime di coccodrillo!



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