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Dal Giappone, lotta alle dipendenze da Smartphone

La difficoltà a staccarsi fisicamente dal proprio smartphone è considerata come vera e propria patologia psichiatrica classificata con il nome “monofobia”.  Le persone con questo disturbo proiettano sul telefonino bisogni affettivo relazionali supeutilizzandolo come mezzo per comunicare con gli altri. A risentire di questa situazione patologica sono spesso gli adolescenti nei quali il fenomeno è più marcato tanto da non abbandonare lo smartphone anche quando si va a letto.    Moltissimi tendono a manifestare stati d’ansia quando si rimane con batteria ai limiti  o a corto di credito o senza copertura di rete tanto da essere bisognosi di psicoterapia. Un aiuto viene proprio dalle stessa case produttrici di Smartphone che sono prossime a mettere in commercio, a livello mondiale,  strumenti e accorgimenti atti a ridurre i casi di “monofobia”.  Difatti iniziano a dare frutti le tante iniziative delle case giapponesi produttrici di telefonini contro questa nuova dipendenza. Una di queste è chiamata “OnWard” che è una semplice app che controlla con la sua assistenza virtuale l’abuso di shopping in rete. Anche di un certo interesse è la brevettata custodia “Otomos” pensata per i minori che una volta  fissata allo smartphone, in maniera permanente, permette di bloccare il telefonino quando l’utilizzo supera i tempi impostati dai genitori e quando lo si usa in cammino per evitare incidenti di distrazione.  Interessante è anche app scaricabile “Marshmallow” studiata per essere utile alla gestione delle funzioni e a fare rispettare i tempi stabiliti dai genitori offrendo, ai più virtuosi, sconti reali su vari prodotti acquistati in negozi.



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